Gli studenti sono un po’ arrabbiati

Questo è proprio un dato di fatto perché i ventenni di oggi sono stanchi di una politica che non gli garantisca un futuro, sono stanchi di studiare a queste condizioni, sono stanchi di investire in ricerca se poi il mondo del lavoro offrirà solo precariato.

Questo stato d’animo non è solo italiano ma è diffuso in tutta Europa, basta guardare ciò che è successo martedì al Principe Carlo e alla sua consorte Camilla, hanno vissuto attimi di terrore quando in pieno centro a Londra sono stati assaliti da un gruppo di manifestanti inferociti per l’incremento del 300 % delle tasse universitarie.

La situazione è grigia e leggendo “Repubblica” di ieri 11 dicembre 2010 ho letto il parere di John Lloyd il quale esprimeva il parere sulla questione inglese. Io condivido in toto il suo intervento sottolineando a malincuore una triste verità: noi ventenni avremo meno di quello che hanno avuto i nostri genitori perché i diritti per cui hanno lottato li stiamo pian piano perdendo.

Avete provato ad entrare nel mondo del lavoro? Vi accorgerete che le aziende cercano per lo più personale che sia disposto ad aprire una partita Iva, come mai? Per l’azienda i costi sono nettamente inferiori e ci sono altre clausole nascoste che nessuno vi dirà mai, ma che scoprirete sulla vostra pelle: niente ferie pagate, niente malattia, niente maternità, niente TFR e niente tredicesima. L’economia si sta spostando in questa direzione e diritti sociali ottenuti con scioperi e battaglie di piazza stanno sparendo un po’ per volta senza che ce ne accorgiamo.

L’Europa del “Welfare State” sta cambiando e stiamo passando verso un modello americano dove lo Stato da pochissimi servizi pubblici e condanna i cittadini a rivolgersi a istituti privati per avere servizi fondamentali quali sanità, istruzione, università, assistenza e fondi pensione. Insomma, non stiamo andando avanti bene mi sa.

Chissà se la rivolta studentesca con tutto il suo malumore per un futuro sempre meno roseo si sposterà verso altre categorie come operai e lavoratori dipendenti. Lo staremo a vedere.

Purtroppo non riesco a condividerti l’articolo perché la legge me lo impedisce, però tu visita questo sito e vedrai che tra qualche giorno Repubblica lo metterà online. Se non lo riesci a trovare cerca “La rivoluzione impossibile degli universitari britannici”

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