Siamo alla frutta o abbiamo già digerito?

E’ quello che mi chiedo pensando alla situazione italiana, stiamo andando verso il declino o il declino è già cominciato da tempo? In questo periodo il mercato finanziario parla chiaro, gli speculatori puntano dritto verso Roma e oggi la borsa ha segnato un bel -3.96% con i titoli di Stato italiani che hanno 300 punti di differenza rispetto ai solidissimi bund tedeschi.

La situazione attuale è frutto della politica italiana incapace di decidere una strada su cui camminare perché questo Paese a partire dagli anni 80 ha aumentato notevolmente la spesa pubblica portando il debito pubblico al 130% del PIL. Il governo Prodi nel 2006-2008 aveva fatto benissimo riguardo ai conti pubblici, poi la crisi ha spazzato via tutto e siamo tornati al 120% del Pil con una crescita ridicola di poco superiore all’1% annuo.

Tremonti, il nostro Ministro dell’Economia è senz’ombra di dubbio un buon economista che sa quant’è pericoloso giocare con il debito pubblico per cui ha varato una manovra da 40 miliardi di Euro che “dovrebbe” rassicurare i mercati. Quel verbo tra virgolette è un condizionale perché non c’è un Euro in sviluppo e se non cresci non puoi assolutamente ridurre il debito a meno che non aumenti le tasse, ma come si sa l’effetto non è proprio piacevole perché calano i consumi.

A questa classe politica, ai nostri “amici” parlamentari e soprattutto a questo governo mi piacerebbe chiedere alcune cose:

  1. ma com’è possibile continuare a fare condoni e scudi fiscali? Siamo l’unica nazione che ha applicato un 5% di tassazione sui capitali riportati dall’estero, perché così poco? Abbiamo incassato quasi 5 miliardi di Euro, se la tassazione fosse stata del 20-30% avremo a disposizione altri 25 miliardi da spendere;
  2. la vendita di Alitalia agli amici che agli italiani è costata 4 miliardi di Euro è stata una bella mossa?
  3. le liberalizzazioni che aiuterebbero la crescita economica a che punto sono?
  4. una bella riforma del fisco che aiuti le famiglie e i giovani (ricordo che la disoccupazione femminile è al 29,6%) con defiscalizzazioni su imposte dirette?
In questo scenario cos’ha fatto il governo? La mossa più stupida che anche mia nipote capirebbe: aumentare le accise di 6 centesimi sulla benzina e sul gasolio. Cosa produce quest’aumento? In primis un maggior gettito per lo Stato, ma dall’altra parte è devastante perché l’inflazione schizzerà alle stelle facendo aumentare tutti i prodotti destinati al consumo in un Paese in cui 3,5 milioni di persone (gli statali) hanno l’adeguamento bloccato fino al 2013. In parole povere, se aumentato i carburanti aumentano anche i prezzi dei prodotti e di conseguenza cala il potere d’acquisto per i consumatori… semplice no?
Oggi mentre ero al bar a fare colazione mi sono fermato a parlare con un camionista genovese che veniva dal porto e tra una chiacchiera e l’altra ho fatto due conti in tasca a questo macinatore di Km. Se l’anno scorso il gasolio costava 1,13-1,15 € al litro quest’anno ne costa 1,40-1,44 (ricordate che poi scaricano l’IVA) e considerando che un camion fa 2-3 km/l, un viaggio di 300 km costa 35-40 € in più rispetto all’anno scorso. Secondo voi il camionista ci rimette o aumenterà il costo del trasporto? E se com’è semplice capire aumenta il costo del trasporto, chi è quel fesso che ci rimette? Io e te caro lettore.
Tornando sul concreto, questa crisi tutta europea che sta colpendo i paesi mediterranei è un chiaro segnale che la politica di Bruxelles è un fallimento totale. Com’è possibile continuare a immettere nell’Unione paesi come la Bulgaria, la Romania, i paesi baltici? Manca una politica economica comune e manca un sistema comune di ricerca, innovazione, sviluppo capace di competere con gli altri grandi paesi (Canada, Usa, Cina, India, Brasile e Russia).
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C’è puzza di bruciato

La situazione economica italiana ed europea non è delle più serene con alcuni paesi a rischio default come la Grecia. Ottenuto il maxi prestito per ripianare il debito gli ellenici stanno scivolando ancora più in basso portandosi con se l’Euro, moneta unica di 27 paesi dell’Unione Europea.

L’Italia non è messa meglio, certo non rischia il default, ma ha problemi strutturali seri. Non cresce, non crea nuovi posti di lavoro, ha un debito pubblico spaventoso e un evasione fiscale senza paragoni. Padoa Schioppa prima e Tremonti poi hanno fatto un ottimo lavoro nel tenere a posto i conti pubblici, talvolta con manovre correttive o con porcate come quella sullo scudo fiscale. Lo scudo fiscale di Tremonti è un insulto a chi paga regolarmente le tasse e far riportare i capitali nel proprio stato con un 5% secco di tassazione è vergognoso.

L’ex ministro del governo Prodi fu molto coraggioso perché buttò sul piatto una manovra di 36 miliardi di Euro, la seconda manovra più grande dopo quella del 1992. Tremonti negli ultimi tre anni ha tagliato drasticamente la spesa pubblica in modo lineare, cioè ha tagliato in modo eguale a tutti i ministeri la possibilità di spendere e ora gli criticano la mancanza di scelte, la mancanza di coraggio perché anche dal mio punto di vista è vero che non si può tagliare su istruzione, ricerca, sanità e welfare state.

Tremonti ha già parlato di una manovra correttiva, ma voi sapete cos’è? Il termine sta a indicare un aggiustamento dei conti pubblici tramite l’innalzamento di aliquote o la creazione di nuove tasse. Poiché in questo paese una gran parte del gettito fiscale arriva dai lavoratori dipendenti, che non possono evadere, saranno ancora loro a pagare per tutti. Questa manovra sarà grande, di circa 35 miliardi, pensateci un attimo.

Ogni spendiamo una parte della nostra crescita per pagare l’interesse sul debito. Ogni anno lo stato deve rimborsare circa 30 miliardi di Euro (dipende dall’interesse annuale sui titoli di stato). Com’è possibile andare avanti così? Non c’è stato un governo negli ultimi 30 anni che si sia impegnato nel ridurre la spesa pubblica in modo serio, anzi alcuni governi come quello Berlusconi 2001-2006 l’hanno addirittura aumentata.

La soluzione al problema italiano è quella del recupero dell’evasione fiscale: ogni anno vengono evasi 120 miliardi di €, circa il 7% del PIL. Se lo stato riuscirebbe a recuperare questa cifra sistemerebbe l’evasione fiscale in meno di 10 anni. Eppure non si fa, perché? Perché dietro all’evasione fiscale ci sono centinaia di piccolissime imprese, artigiani, liberi professionisti, ristoratori, bar, avvocati, dentisti, ecc…

L’evasione fiscale è dal mio punto di vista un cancro della società perché produce disugualianza a tutti i settori: a livello sociale produce differenze tra chi può evadere e chi no, a livello economico produce una concorrenza sleale perché se posso evadere abbatto i costi di produzione e vendo a prezzi più bassi, a livello morale è meglio non parlarne.

Non c’è stato un governo che si sia impegnato a fronteggiare questo male incurabile e solo italiano, l’unico a impegnarsi fu Bersani che propose delle leggi molto restrittive sul denaro contante, sull’emissione della fattura e sulla tracciabilità dei pagamenti. Negli Stati Uniti l’evasione fiscale è considerato come un reato gravissimo, perché da noi sei considerato un grande se evadi le tasse? C’è da lavorare signori.

Il futuro per l’Italia e per l’Europa non è certo sereno, come europei perdiamo competitività, manchiamo in alcuni settori importanti e in tante sfide siamo sempre secondi. Io sento puzza di bruciato in questo sistema, non so voi…

La svolta verde dell’Europa

Ieri mentre guardavo Sky Tg24 è passata in sovraimpressione la notizia che Angela Merkel (Cancelliere Tedesco) ha perso e non di poco le elezioni regionali in Germania a discapito dei Verdi.

Logo dei Verdi Tedeschi

Il partito pacifista ed ecologista tedesco che in italiano si chiama “Alleanza ’90”, nasce con la caduta del Muro di Berlino del 1989 e attraverso alti e bassi ha raggiunto il parlamento. Già nelle precedenti tornate elettorali erano stati determinanti per la formazione del governo decretando un pareggio tra CDU (centro-destra) e SPD (centro-sinistra), infatti tutti ricorderanno un governo di “grande intesa” capeggiato da Angela Merkel con alcuni ministeri in mano al centro sinistra.

Quello di cui però voglio parlarvi però è altro. Appena presa la notizia mi sono messo alla ricerca di informazioni e ho visto che i Verdi nella regione del Baden-Wuerttenberg hanno preso il 24% dei voti e hanno guadagnato molti punti percentuali in una delle regioni più importanti del mondo. Questa regione ha come capoluogo Stoccarda ed è considerata una delle regioni più ricche d’Europa, se non la più ricca avendo grandi gruppi industriali tra cui la Daimler (Mercedes-Benz) e la Bosch.

Il significato della vittoria dei Verdi in questa regione è davvero forte perché gli elettori hanno bocciato il piano energetico dell’attuale governo tedesco. Già, i tedeschi sui temi ambientali sono formidabili, altro che gli italiani.

Non so il tedesco e mi dispiace per questo, ma usando il traduttore di Google sono andato a leggere alcuni giornali tedeschi e il sito dei Gruene leggendo un po’ di cose e capendo che c’è una differenza sostanziale tra i nostri Verdi e i loro. Portano iniziative concrete sulla produzione di energia elettrica rinnovabile, sul risparmio energetico dovuto all’efficienza, sulla sensibilizzazione delle persone sui temi ambientali, sulla dismissione della plastica a favore del vetro, ecc… Non so voi, ma io non ho mai sentito i Verdi Italiani parlare di queste cose e di proporre in modo deciso questi temi ai tantissimi problemi che abbiamo.

Sono assolutamente convinto che i Verdi tedeschi abbiano ottenuto questo successo anche grazie al terremoto giapponese con la conseguente esplosione nucleare, ma è senz’ombra di dubbio vero che hanno sempre avuto un consenso intorno all’8% e per paragonarli a un nostro partito avrebbero circa i dell’UDC di Casini.

Se anche noi avessimo dei Verdi così seri, razionali, propositivi, decisi ed efficaci probabilmente vivremo in un paese  migliore dove le bollette sarebbero decisamente più basse. Invece in Italia l’attuale governo (senza che l’opposizione dica qualcosa) sta cercando di tagliare i fondi sull’energia rinnovabile.

Un modo diverso di affrontare i problemi

Oggi leggendo i giornali di mezza Europa (cosa che faccio quotidianamente) ho letto un interessante articolo riportato su El Pais, uno dei maggiori giornali spagnoli più volte critico nei confronti di Berlusconi e dell’Italia. E’ un giornale che critico anche io perché non pensa ai problemi spagnoli, ma si concentra a sparlare sull’Italia, Francia e in generale dei governi di centrodestra. Sarà forse un caso che la Fininvest (holding Berlusconi) l’abbia comprato?

Venendo al succo del discorso ho letto un bellissimo articolo sul problema petrolifero che sta massacrando l’Europa e ho letto che il governo Zapatero ha già preso scelte importanti che dal mio punto di vista andrebbero fatte anche in Italia. Ma cos’ha fatto? Ha copiato i paesi del Nord Europa che già da diversi anni hanno calato il fabbisogno di petrolio e in particolar modo i nostri cugini spagnoli hanno:

  • abbassato il limite di velocità di 20 km/h su tutte le autostrade passando da 130 a 110 km/h;
  • diminuito il costo dei servizi pubblici per favorire l’uso di autobus e metropolitane;
  • si sono impegnati a cambiare l’illuminazione pubblica di tutte le città spagnole nei prossimi 5 anni;

Bene, queste sono solo alcune misure prese dal governo socialdemocratico spagnolo. Misure straordinarie che faranno risparmiare all’incirca 2,5 miliardi di € l’anno. Loro si rimboccano le maniche e studiano possibili alternative alla corsa al rialzo del petrolio e noi? Noi invece ci piangiamo addosso e malediciamo il governo (sia esso di sinistra o di destra) perché la benzina o il gasolio sono alle stelle.

Continuo a chiedermi se la nostra classe politica legge i giornali, si informa, discute con i colleghi europei oppure se è attenta solamente ai sondaggi o alle prossime elezioni. Viviamo in un Paese chiuso in se stesso che si adegua all’Europa solo quando c’è da aumentare le tasse o alzare l’età pensionabile.

C’è un mondo diverso a Oriente

Il ventesimo secolo ha fatto capire all’Europa, agli Stati Uniti, al Canada e in parte alla Russia, cioè alla società occidentale, quanto sia potente, innovativa, consolidata e importante la forza dell’oriente.

Cina, Giappone, India e Corea del Sud sono solo alcuni esempi di paesi che negli ultimi 50-60 anni hanno avuto una crescita economica spaventosa, ma occorre fermarsi e ragionare perché tra questi diversi paesi ci sono alcune differenze sostanziali. Se il Giappone e la Corea hanno avuto uno sviluppo a partire dai primi anni 50, la Cina e l’India hanno avuto uno sviluppo a partire dagli ultimi 20 anni.

Prima della crisi del 1997 che ha drasticamente ridotto la crescita del Giappone e della Corea del Sud questi paesi erano chiamati “tigri asiatiche”. Dal 2000 in poi la crescita economica dell’Asia è stata sostenuta dalla Cina e dall’India.

Questi 4 paesi qua contano più di 2 miliardi di persone, sono all’incirca un terzo della popolazione mondiale e rappresentano per grandezza la seconda e la terza più grande economia mondiale (Cina 2°, Giappone 3°), ma questo dato dovrà ulteriormente essere aggiornato tra qualche anno perché il paese di Mao ha dei tassi di crescita spaventosi e presto raggiungerà gli Stati Uniti.

Non è tanto il Pil a dimostrare la potenza economica di un paese, quanto le sue aziende: Sony, Samsung, Toyota, Hyundai, Honda, Kia, Yamaha, Panasonic, LG sono solo alcuni piccoli esempi di colossi asiatici. Prova ad esempio a controllare il fatturato annuale di Samsung (l’intero gruppo e non solo il telefonico), ti accorgerai che si avvicina molto a quello della Fiat che è il maggior gruppo industriale privato italiano. Non ti fa riflettere questo dato? Se non ti fa riflettere potrei dirti che il gruppo Toyota è uno dei maggiori produttori automobilistici del mondo.

Se pensiamo poi a come siano diverse le concezioni di società allora c’è davvero tanta differenza perché da noi il lavoro è considerato secondario, da loro è considerato come elemento cardine della vita. Ti faccio un esempio: in Giappone in qualunque azienda di media dimensione è presente un reparto notte dove i dipendenti possono fare un pisolino durante la pausa pranzo. In Corea sono presenti degli asili nido all’interno delle aziende cosicché i lavoratori possano portare i propri figli con sé e lavorare tranquillamente perché la propria prole è a poche centinaia di metri.

Quello che invece fa riflettere e anzi mi spaventa è il fatto che il mondo occidentale si stia vendendo agli asiatici e questo è dimostrato dalle continue acquisizioni cinesi e indiane in ogni settore economico e pubblico. Tra qualche anno la globalizzazione darà i suoi frutti e dopo aver imparato ad usare il termine “weekend”, a bere Coca-Cola e mangiare al McDonalds, andremo in qualche catena cinese, ci vestiremo con marchi cinesi e avremo come ispirazioni di vita un personaggio pubblico cinese o indiano.

Se sei appassionato di cinema saprai che “Bollywood” produce all’anno più film che Hollywood. Non sai cos’è Bollywood? Prova a fare una ricerca su internet, ne vedrai delle belle.

E mentre loro crescono, comprano, si espandono e si sviluppano sotto tutti i punti di vista noi occidentali cosa facciamo? Gli americani sono impegnati a fare guerre in giro per il mondo oppure sono impegnati a discutere della riforma sanitaria (la più grande democrazia non ha la sanità universale…), i canadesi da sempre secondi sullo scenario internazionale sono dispersi tra laghi e fiumi e gli europei invece…

Gli europei verranno soppressi dall’ondata asiatica perché viviamo in un continente che usa da 9 anni la moneta unica ma non ha ancora una politica economica unica, non ha una politica estera comune, non ha una difesa comune e litiga persino sulla posizione da prendere in Libia. Questa è l’attuale Unione Europea che rappresenta una buona parte dell’economia mondiale. Così come stanno le cose non vanno assolutamente bene e bisogna sbrigarsi a cambiarle perché dall’altra parte del mondo hanno fame e non aspettano nessuno.

 

Gli studenti sono un po’ arrabbiati

Questo è proprio un dato di fatto perché i ventenni di oggi sono stanchi di una politica che non gli garantisca un futuro, sono stanchi di studiare a queste condizioni, sono stanchi di investire in ricerca se poi il mondo del lavoro offrirà solo precariato.

Questo stato d’animo non è solo italiano ma è diffuso in tutta Europa, basta guardare ciò che è successo martedì al Principe Carlo e alla sua consorte Camilla, hanno vissuto attimi di terrore quando in pieno centro a Londra sono stati assaliti da un gruppo di manifestanti inferociti per l’incremento del 300 % delle tasse universitarie.

La situazione è grigia e leggendo “Repubblica” di ieri 11 dicembre 2010 ho letto il parere di John Lloyd il quale esprimeva il parere sulla questione inglese. Io condivido in toto il suo intervento sottolineando a malincuore una triste verità: noi ventenni avremo meno di quello che hanno avuto i nostri genitori perché i diritti per cui hanno lottato li stiamo pian piano perdendo.

Avete provato ad entrare nel mondo del lavoro? Vi accorgerete che le aziende cercano per lo più personale che sia disposto ad aprire una partita Iva, come mai? Per l’azienda i costi sono nettamente inferiori e ci sono altre clausole nascoste che nessuno vi dirà mai, ma che scoprirete sulla vostra pelle: niente ferie pagate, niente malattia, niente maternità, niente TFR e niente tredicesima. L’economia si sta spostando in questa direzione e diritti sociali ottenuti con scioperi e battaglie di piazza stanno sparendo un po’ per volta senza che ce ne accorgiamo.

L’Europa del “Welfare State” sta cambiando e stiamo passando verso un modello americano dove lo Stato da pochissimi servizi pubblici e condanna i cittadini a rivolgersi a istituti privati per avere servizi fondamentali quali sanità, istruzione, università, assistenza e fondi pensione. Insomma, non stiamo andando avanti bene mi sa.

Chissà se la rivolta studentesca con tutto il suo malumore per un futuro sempre meno roseo si sposterà verso altre categorie come operai e lavoratori dipendenti. Lo staremo a vedere.

Purtroppo non riesco a condividerti l’articolo perché la legge me lo impedisce, però tu visita questo sito e vedrai che tra qualche giorno Repubblica lo metterà online. Se non lo riesci a trovare cerca “La rivoluzione impossibile degli universitari britannici”

Il futuro del petrolio e dei combustibili alternativi

Ieri sera, o meglio questa notte, in una delle mie tantissime notti insonni mi sono messo a guardare Euronews (canale 508 di Sky) e dopo il notiziario classico sulle principali notizie dal mondo (elezioni americane) e dall’Europa, mi sono inchiodato a guardare “Comment Vision”.

Euronews è un grande canale indipendente con sede in Francia, trasmette in molte lingue tra cui l’italiano, è un canale che fa informazione a 360° sull’Unione Europea, fornisce informazioni su nuove leggi approvate dall’Europarlamento, fornisce informazioni sulle nuove tecnologie e i nuovi stili di vita che nascono in Europa. Te lo consiglio, io lo conosco da una vita poiché ne avevo già parlato precedentemente.

Sono andato sul sito internet di Euronews per ripescare l’intervista fatta a questo esperto olandese in materia di biocombustibili e biomasse. Ho seguito tutta l’intervista e devo dire che mi ha lasciato a bocca aperta perché mi ha fatto cambiare idea su questo nuovo metodo di produrre combustibili per autotrazione, per aerei e navi.

Se vuoi guardarlo lo trovi qui.

Io sono in perfetto accordo con il professore universitario olandese e penso che riguardo a questi combustibili alternativi ci sia davvero tanta ignoranza. Sapete cos’è l’olio di colza? Se chiedete a 10 persone vedrete che al massimo una-due persone vi risponderanno. Se nemmeno tu sai la risposta cerca qualche video su Youtube.