C’era una volta l’Italia

Sembra il titolo di una favola e forse lo è davvero, solo che al contrario non finisce bene, anzi…

Oggi sfogliando i giornali mentre facevo colazione al bar mi sono soffermato su un articolo de “La Stampa”, il quale diceva che un giovane su due avrà una pensione inferiore ai 1.000 €. La notizia è riportata un po’ ovunque tranne che su Repubblica, come mai il giornale di sinistra non l’ha pubblicata?

Già, la sinistra, soprattutto quella socialista in questo Stato ha prodotto catastrofi che oggi paghiamo e che noi giovani pagheremo in modo netto tra qualche anno perché se una volta ai dipendenti pubblici e ai para statali era concessa la pensione dopo 16 anni 6 mesi e 1 giorno, oggi per noi giovani la pensione è da riferirsi alla tipologia di trattamento degli hotel.

Una volta, non molto tempo fa c’era un’Italia che stava bene, un’Italia nella quale anche l’operaio poteva vivere in modo dignitoso, poteva sposarsi e fare figli. Quel mondo è lontano, troppo lontano e ora è davvero tutto molto più difficile perché gli stipendi sono uguali a quelli precedenti l’Euro e la vita è raddoppiata, basti pensare che per mangiare una pizza ci voglio 12-13 €, due ore di lavoro di una persona normale.

Una volta c’era un Paese che era competitivo, esportava (con i soliti trucchi all’italiana), oggi quel Paese non c’è più schiacciato dalla globalizzazione e dalla scarsa innovazione. Qualche esempio? Fiat che consideriamo un grande gruppo industriale è il 9° costruttore automobilistico a livello mondiale e poi ancora Eni, un altro colosso è solamente 8° nella sua categoria dietro a pilastri come Exxon Mobil, Royal Dutch Shell, BP e Total.

Quale futuro per un Paese che non punta sui giovani, ma che anzi li rilega a lavori da 600 € al mese con contratti di 3 mesi in 3 mesi? Quale futuro per un Paese che taglia sulla ricerca e l’istruzione licenziando professori o tagliando i finanziamenti per l’università pubblica? Com’è possibile pensare a un futuro in questo Paese? Quale futuro per un Paese che ha delle risorse architettoniche e artistiche straordinarie con infrastrutture ridicole? Quale futuro per un Paese in cui l’evasione fiscale e il lavoro nero sono la norma per ogni settore produttivo? Basta, io ho smesso di crederci, tante belle promesse da questo o quel governo, ma la situazione non è mai cambiata, anzi forse è cambiata… in peggio. Combattete voi che a me scappa da ridere, meglio emigrare come dice Caparezza in questa canzone:

Il mio parere personale sul caso Fiat

Non riesco più a scrivere con frequenza sul mio blog perché sono impegnato con gli esami e slavoricchio nel settore web marketing per un’azienda di Reggio Emilia.

In queste ultime settimana sono successe tantissime cose nei settori economici, in politica e nella vita sociale. Io però voglio parlare del caso Fiat e dell’eterno conflitto imprenditoria-sindacati che sta opprimendo questo paese.

Sergio Marchionne è l’AD di Fiat, la più grande azienda privata italiana, la settima industria automobilistica a livello mondiale e da due anni a questa parte è anche AD di Chrysler, importante azienda americana. Penso che sia uno dei migliori manager mondiali per innovazione, visione e pensiero per tanti motivi tra cui la continua ricerca di qualità e design al prezzo più basso del mercato.

Nei giorni scorsi è stato siglato l’accordo sindacati-Fiat per lo stabilimento di Mirafiori, accordo che non ha sottoscritto la Fiom, rappresentanza metalmeccanica del più grande sindacato italiano: CGIL. In questo accordo vedo tanta ignoranza da entrambe le parti, la poca voglia di costruire una strada comune che faccia il bene degli operai e dell’azienda. Dico questo per il semplice motivo che Marchionne è stato poco onesto a minacciare lo spostamento della produzione in altri paesi (Polonia e Brasile), ma dall’altra parte assistiamo alla Fiom che difende da sempre l’indifendibile come l’elevato tasso di assenteismo pre e post festivo. La verità come sempre sta nel mezzo, quindi si poteva, anzi si doveva trovare una soluzione al problema.

In questo paese si ragiona ancora per ideali, è questo lo scandalo più grosso, non si riesce a guardare al futuro senza passare da IMPRENDITORE-OPERAIO oppure DESTRA-SINISTRA. L’ideale è ancora troppo forte nell’italiano medio che non riesce a costruirsi una libera opinione. L’opinione gli viene costruita su misura dai media: giornali, televisione, opinion leader che vendono opinioni che puntualmente vengono prese dall’italiano scemo e idiota che non ha voglia di informarsi.

Io mi sono informato anche attraverso giornali e televisioni, però ho usato anche internet e ho scoperto cose stupende che “gli informatori tradizionali” non vi diranno mai: Indestit a Fabriano, Electrolux a Pordenone e Dalmine a Bergamo hanno già dal 2007 accordi separati con i sindacati. La cosa che mi fa piegare dalle risate è che a questi accordi ha firmato anche la CGIL.

Ho riflettuto a lungo su quest’ultimo punto e sono arrivato a questa conclusione: in questo paese la Fiat è considerata un’azienda pubblica per la quale ognuno di noi ha possibilità di decidere, ma così non è, anzi è un’azienda privata che opera in un mercato e ha la più completa libertà di fare ciò che vuole.

Il secondo punto è di risposta a coloro che da 20 anni a questa parte vanno avanti a dire che la Fiat si è mangiata i soldi dello Stato tramite investimenti a tasso agevolato nel Sud Italia e tutte queste cazzate qua. A loro rispondo con una domanda: lo Stato secondo te fa queste cose per beneficenza o le fa per un ritorno economico? Io penso che lo Stato sia l’affarista numero 1, sappia calcolare alla perfezione guadagni/perdite e facendo un rapido calcolo ha capito che perdendo Irpef, Iva, Irpeg, Imposte Locali (regionali, comunali) dell’indotto che vive grazie a Fiat ha preferito regalargli i soldi.

Non mi credete? Se avete un’azienda provate a chiedere un prestito allo Stato e poi scrivetemi la risposta. Voi fatturate poche, la Fiat no, è in una posizione dominante grazie ai suoi 100.000 operai e 600.000 persone dell’indotto (meccanici, ricambisti, manutentori, ecc…).

Lasciamo il caso Fiat agli operai che realmente ci lavorano, la politica e gli ideali devono rimanere fuori. Possono parlare solo i sindacati ma attraverso proposte intelligenti e non sempre e solo ostruzionismo. Sergio Marchionne è capace a fare il suo lavoro, io sono fiducioso che riuscirà a rilanciare ancora una volta Fiat, ne sono convinto, anzi straconvinto.

Concludo dicendo le solite cose: siamo un paese piccolo, tremendamente piccolo che si scanna per cose del genere quando abbiamo una marea di giovani disoccupati, tantissimi padri di famiglia in CIG e tantissime giovani donne che fanno enormi sacrifici per trovare lavoro e costruirsi una famiglia.

Interessante articolo sull’università italiana

Domenica mi sono fatto prendere “L’espresso”, un settimanale collegato al gruppo editoriale romano proprieterio anche di “La Repubblica” perché la copertina mi aveva colpito. Il settimanale, in edicola fino a domenica 23 maggio parla dell’università italiana analizzando tutte le facoltà e molte delle sedi universitarie grazie al parare di docenti universitari ed esperti del settore.

La copertina che troverete in edicola

Io l’ho comprato e quelle pagine mi sono piaciute perché l’editore si concentra nel dire che la formazione alla lunga paga di più rispetto a un singolo diploma, una laurea triennale vale poco e bisogna per forza di cose specializzarsi con una laurea di secondo livello o con un master. A distanza di 5 anni dal conseguimento della laurea, sempre secondo il settimanale capitolino, la stragrande maggioranza dei laureati trova un lavoro nel proprio settore, mentre risulta difficilissimo trovare un lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea.

I dati mi confortano, sarà pur vero che sono statistiche, ma guardando anche ai miei compagni di corso e ai miei amici che studiano altre discipline mi accorgo che è proprio così, è difficile trovare lavoro nell’immediato dopo laurea. L’unico settore che ti garantisce l’assunzione è quello sanitario per motivi che non sto a spiegare perché sono banali, gli altri settori (compreso ingnenieria) faticano.

Siccome sono laureato in Scienze della Comunicazione e coloro che stanno leggendo questo articolo sono per la maggior parte nel mio settore, mi sono subito soffermato a guardare le statistiche e devo dire che ci collochiamo appena più su della metà classifica nel immediato dopo laurea triennale mentre scendiamo qualche posizione dopo una laurea specialistica (è strano ma è così e non me lo so spiegare). Sono felice, pensavo che andasse peggio, ma daltronde il nostro settore è talmente ampio che offre diverse opportunità di lavoro.

Comprate “L’Espresso”, penso che questo articolo possa interessarvi da vicino, è fatto bene e poi troverete un articolo sull’Università di Modena e Reggio Emilia quindi…

Il lavoro senza agenzie? Tutto è possibile

Marco Biagi, economista e consulente per il lavoro nel Governo Berlusconi 2001-2006 è il padre del lavoro moderno, fatto di precariato e delle agenzie interinali studiate apposta per non assumere le persone. Certo, la sua riforma non era proprio così poiché aveva anche previsto molti ammortizzatori sociali per coloro che perdevano il lavoro, ma in Italia la classe politica fa le riforme a metà.

Pagina di Informa Giovani Emilia Romagna

Adecco, Metis, Lavoropiù, Man and power, AreaJob sono solo alcuni nomi di agenzie che vivono sulle spalle dei dipendenti e delle imprese, sono dei piccoli uffici che producono PIL per il settore terziario alla voce servizi. Certo, la crisi ha messo in riga anche loro, a Reggio Emilia ad esempio hanno chiuso in parecchi perché non c’è lavoro da offrire e quindi il loro buisness ha risentito drasticamente della crisi mondiale.

Ma l’argomento del mio post non è questo, anzi è tutt’altro perché in questo post voglio parlare della mia visione personale per la ricerca di un lavoro per i giovani (licenza media, diploma o laurea) perché ieri 13 maggio sono rimasto entusiasta delle politiche sociali del comune di Reggio Emilia per quanto riguarda i giovani. Al 1° piano del Comune di Reggio Emilia, in piazza Prampolini è possibile parlare con persone davvero disponibili, molto preparate che ti fanno subito sentire a tuo agio e ti spiegano come funziona la ricerca del lavoro.

punto = quello che trovi nella grande bacheca (circa 60 annunci) lo puoi trovare anche su Internet ed è disponibile anche se non vivi nel Comune di Reggio Emilia.

punto = ci sono tutti gli annunci di lavoro, sia quelli delle agenzie (le poche sopravvissute), sia dei privati che usano il Comune come mezzo per pubblicare un annuncio e questa prospettiva direi che è interessante perché non ci sono tramiti, hai a che fare con un datore di lavoro.

punto = hai a che fare con un importante organo istituzionale, puoi guardarti intorno a 360° dato che ci sono numerosi progetti per il lavoro all’estero tramite finanziamenti erogati dell’Unione Europea per giovani diplomati e laureati.

punto = le proposte sono numerose e tutte molto diverse, ci sono full time,  prestazioni occasionali, lavori a scadenza, lavori a tempo indeterminato, ecc… se studi all’Università ad esempio ci sono numerosi lavori che richiedono un impegno di solo 2 sere alla settimana.

Spero che con questa crisi facciano il botto tutte quelle agenzie che sottraggono (ingiustamente) soldi ai lavoratori e alle imprese e spero che nasca un nuovo punto di incontro tra il mondo del lavoro e le persone. Incominciamo a guardare il tutto da un altro punto di vista, ora c’è Internet e quello che pubblica la Regione Emilia Romagna è consultabile da un cittadino di Piacenza o da uno di Rimini, l’importante è che siano le istituzioni a proporre progetti di questo tipo come quello intrapreso dal Comune di Reggio Emilia.

Se sei interessato puoi recarti all’ufficio predisposto, lo trovi all’inizio di Via Farini arrivando da Piazza Prampolini (stessa strada che si fa per arrivare alla Biblioteca Panizzi), poi sali al primo piano. Se invece non sei di Reggio Emilia, ma vivi in qualunque zona dell’ Emilia Romagna puoi tranquillamente consultare questo sito.

Se non sei mai andato perché come avevi un brutto pregiudizio sul funzionamento del Comune, ti consiglio di andarci perché ti sentirai come a casa, persone che col sorriso in bocca e tantissima disponibilità ti ascoltano e ti aiutano seriamente a cercare un lavoro.

Concludendo: l’Italia ha bisogno di queste piccole cose, l’Emilia Romagna per quanto riguarda le politiche sociali è davvero straordinaria, speriamo che altre regioni capiscano che la vita non è fatta solo di Pil o industrie.