L’Italia e il G8

Dopo molto tempo torno a scrivere sul mio amato blog e lo faccio parlando del vertice de L’Aquila che riunisce gli 8 padroni del mondo: Russia, Usa, Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Giappone e Canada.

Il vertice ha il compito di creare una strategia comune su temi sociali, economici e partnership tra i paesi più industrializzati del mondo e per la prima volta è allargato ai paesi emergenti come la Cina, il Sud Africa, il Brasile, il Messico e altri ancora.Questa è senz’ombra di dubbio una svolta perchè si cercano soluzioni allargate che possano rappresentare l’ 80 % dell’economia mondiale.

Questo G8 si è aperto con tantissime polemiche sulla figura di Silvio Berlusconi per i suoi scandali e per delle sue dichiarazioni, ma soprattutto nei giorni di martedì 7 e mercoledì 8 luglio la stampa estera si è scagliata contro l’organizzazione italiana e contro l’agenda scelta dallo sherpa italiano. I giornali inglesi (The Times e The Guardian) hanno sparato a zero contro l’Italia e non si capisce il motivo di questo profondo accanimento. Cari amici inglesi non sarete forsi invidiosi della nostra situazione economica e dei nostri rapporti con gli americani?

Il The Guardian è un grande giornale indipendente inglese, molto vicino al partito laburista di Gordon Brown (Primo Ministro di sua maestà), ma stavolta ha davvero detto delle cose che non stanno nè in cielo nè in terra perchè ha pronosticato un uscita italiana dal G8 a favore di un ingresso spagnolo. Forse non sanno quel che dicono e forse non conoscono la storia del nostro paese.

Sì, sono sicuro che non conoscano la storia italiana perchè siamo paesi fondatori dell’ Unione Europea, perchè siamo considerati una grande democrazia, perchè siamo impegnati nelle missioni di pace (Libia e Afghanistan) a fianco degli alleati americani, abbiamo ottimi rapporti con tutti i paesi occidentali e il paragone con la Spagna è davvero troppo azzardato. Non è un caso che il governo inglese attraverso una nota ufficiale abbia preso subito le distanze da questo articolo.

Siamo e saremo sempre criticati sia perchè non siamo capaci di fare le cose, ma soprattutto perchè ci invidiano. Un detto diceva “tanti nemici, tanto onore”. Aspettiamo che finisca il G8 e guardiamo com’è andato, ma per ora facciamo fede alle parole di Barack Obama il quale ha ringraziato l’Italia sia per l’alleanza sia per i temi che ha sempre voluto portare avanti. Lo sherpa americano, grande consulente dell’amministrazione democratica ha detto che l’organizzazione italiana è fantastica sia per la logistica sia per i temi trattati.

Siamo un grande paese, dobbiamo essere fieri e orgogliosi di essere italiani e in queste occasioni non possiamo dividerci, che governi Berlusconi o Franceschini/Bersani/Veltroni, dobbiamo essere uniti per fare l’interesse della nazione.

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Una politica diversa

Ogni popolo ha quel che si merita e questo è senz’ombra di dubbio vero se penso al mio paese: l’Italia.

Quello che vorrei dalla mia classe politica è la serietà, la coerenza e l’onestà per il lavoro che devono fare in quanto sono rappresentanti del popolo italiano. Sì, sono rappresentanti del popolo italiano e il nostro Presidente del Consiglio è sbeffeggiato in tutto il mondo (non in Italia) perchè ha sempre qualcosa per cui deve difendersi: reati finanziari, corruzione, falsa testimonianza, prostituzione, conflitto di interessi, ecc… Questo è il nostro massimo rappresentante.

Passando dall’ altra parte la musica non cambia, anzi è ancor peggio dato che i vari Diliberto, Ferrero, Bertinotti che si dichiarano comunisti e per le fasce deboli guadagnano 20.000 € al mese alla faccia di chi si fa 40-45 ore settimanale in fabbrica. Questa sì che è coerenza vero? Le bugie hanno le gambe corte e le promesse non mantenute hanno costato alla sinistra l’esclusione dal Parlamento.

Ma Visco? Si Vincenzo Visco, l’uomo che fece il ministro del governo Prodi condannato in passato per una serie di reati contro il patrimonio. Roberto Maroni? Ora guida l’Interno (quindi ha il potere sulle forze dell’ordine) e ha subito una condanna per oltraggio a pubblico ufficiale. Questa è la classe politica italiana.

Nelle mie riflessione sulla politica e la società italiana non ho mai capito una cosa: è la politica che nasce dal popolo o è il popolo a copiare i comportamenti dei politici? Ripensando al caso di “mani pulite” (quando quasi tutti i partiti vennero scoperti di corruzione) mi chiedo se gli italiani si siano detti: “prima che loro freghino noi, noi freghiamo loro”. Già perché questo popolo che ha delle grandi qualità umanistiche è molto individuale, manca la concezione di uno Stato unitario ed efficiente, quindi il ragionamento che passa per la testa degli italiani è: ognun pensi per sè che Dio pensa a tutti.

Questo però va in contraddizione con la grandissima classe politica del dopoguerra dato che i nostri rappresentanti fecero uscire l’Italia dalla dittatura fascista e dettero un futuro democratico al nostro paese. Il piano Fanfani, il dialogo bipartisan tra Dc e Pci, i grandi progetti industriali quali l’Iri e l’Eni, ecc… questa sì che era politica allo stato puro, una politica fatta per far crescere la società e una politica fatta per l’interesse collettivo.

Quanto lontani sono Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Enrico Mattei, Enrico Berlinguer? Forse quei politici non esistono nemmeno più e nemmeno li riavremo perchè abbiamo perso prima la voglia di combattere per le ingiustizie, secondo la voglia di migliorare ciò che va già bene. Sì, l’Italia a partire dagli anni 70 si è addormentata su sè stessa ed è nata una classe politica che definire disastrosa è un complimento.

Non mi stupisco più

a leggere “La deriva” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. I due giornalisti del Corriere della Sera  fanno un giornalismo d’inchiesta e sono gli autori de “La Casta” e “La deriva”, due bestseller che hanno messo in luce gli sprechi italiani e alcuni rischi che il nostro paese sta correndo. Se non li hai letti te li consiglio.

S. Rizzo e G.A. Stella - La deriva
S. Rizzo e G.A. Stella - La deriva

Quotidianamente leggo quello che propongono sul loro blog (laderiva.corriere.it) e scorrendo gli articoli ne ho trovato uno molto interessante che riguarda le opere pubbliche: costano 177 milioni al giorno e richiedono tempi di realizzazione doppi rispetto agli altri paesi europei. L’articolo originale mette in luce una vergogna made in Italy, lo spreco di denaro pubblico che viene bruciato per realizzare ponti, strade, rotonde, alta velocità, ecc…

La TAV italiana è costata, anzi sta costando 36 milioni di € al kilometro contro quella spagnola che costa circa 9 mil€/km. Come mai? Qualche ignorante mi ha risposto che il territorio italiano è montuoso, ma purtroppo non conosce la geografia perchè anche la Spagna ha un territorio montuoso e qualche altro cretino mi ha risposto che si è perso tempo a studiare i passaggi dell’alta velocità. La mia visione è completamente diversa.

Le opere pubbliche in Italia costano tantissimo e sono di lunga realizzazione perchè lo Stato appalta questi lavori alle aziende private, stesse aziende che sono collegate al politico di turno. L’esempio Impregilo è calzante, ma anche l’esempio Caltaggirone è bellissimo, infatti la figlia dell’imprenditore romano è sposata con Pierferdinando Casini, leader dell’UDC. Se davvero si farà il Ponte sullo Stetto di Messina serviranno moltissimi soldi e ancora più preoccupante sarà utilizzabile tra 30 anni.

Il ponte non è fatto per i siciliani e nemmeno per gli italiani, è una cosa assolutamente inutile, ma è fatta per dare qualche “lavoretto” agli amici di Berlusconi/Casini/Lombardo e così facendo i tre furbacchiotti si guadagnano i voti. Sarà un caso, ma nelle regioni in cui governa da sempre la sinistra/la destra non vengono fatte queste “importanti” opere pubbliche, tanto non si guadagnano i voti… l’Italia purtroppo funziona così, se fanno le cose solo se ottieni il riscontro.

Mi chiedo perchè anzichè appaltare i lavori pubblici non si costituisca un ente predisposto tipo l’Anas che esegua i lavori necessari. Forse è troppo intelligente e forse le cose funzionerebbero bene, meglio andare avanti così…

Perchè voglio entare in politica?

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Tempo fa su Facebook mentre guardavo la bacheca del mio amico Piero Signani ho letto un commento che mi ha lasciato di stucco firmato da Serena Miccoli, una ragazza pugliese che ho aggiunto ai miei amici perché volevo conoscere meglio il suo punto di vista sulla politica. Ci siamo sentiti e abbiamo aperto un bel dibattito sulla politica, poi venerdì mi ha parlato di un certo Giancarlo Cito (leggi chi è, ma non ti stupire).

Oggi parlo della mia passione della politica proprio perchè Serena mi ha dato lo spunto. Nel 2009 è difficile trovare ragazzi under 25 che sono interessati e si impegnano in politica perchè la vedono come un mondo distante, inutile, omogeneo e restano indifferenti non capendo che la politica è quella che determinerà il loro futuro e quello dei loro figli. Non è forse vero?

Io da 3 anni a questa parte appena finite le superiori ho deciso di incominciare la battaglia: ho incominciato a studiare la politica, ho incominciato a seguirla, mi sono fatto le mie idee e mi sono iscritto a un partito cercando però di mantenere un’idea tutta mia perchè non è di certo una persona a influenzarmi. Su alcune idee sono di sinistra e su altre sono di destra, come giusto che sia perchè quelli capaci stanno da ambo le parti.

In politica sono sicuro ci arriverò perchè se uno in una cosa ci crede e si impegna a farla i risultati arrivano, poi ovvio non so fin dove arriverò e poco mi interessa visto che voglio entrarci per cambiare delle cose che non mi vanno giù. Guardo i partiti politici e guardo le persone che li compongono e mi chiedo: ma cosa ci fanno lì? Cosa ci fanno in politica gente come Borghezio, Caruso, Bassolino, Cuffaro, Dell’ Utri e  Cito?

Ho 21, quasi 22 anni e non voglio essere rappresentato da un razzista in Europa (LNP – Borghezio), non voglio votare un partito che all’interno ha condannati per associazione mafiosa  come l’UDC con Cuffaro – Cito e PDL con Dell’Utri (Berlusconi lo definisce un mito, un santo che è stato PERSEGUITATO dalle toghe rosse così come il buon Mangano…). Non voterò mai un incompetente che guida la regione Campania e che ha causato numerosi disastri (PD – Basoslino). Ma da 22 enne posso fregarmene o devo darmi una mossa e ribellarmi?

Ho un futuro davanti, anzi abbiamo un futuro davanti, perché anziché lasciarlo costruire dagli altri non ci impegnamo in prima persona? Che senso ha dire che i politici sono tutti uguali? Ma porca miseria, svegliati perchè si stanno prendendo gioco di te!!! Se adesso abbiamo tutti i diritti (forse anche troppi) che abbiamo è merito di gente che non se ne stava con le mani in mano, ma ha combattuto…

Il Nord Est

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è il simbolo di un’Italia capace di amministrare e di produrre. Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono le quattro regioni che formano il così detto Nord Est italiano, il simbolo della rinascita italiana dopo la seconda guerra mondiale.

Quattro regioni, ventidue province (di cui due a statuto speciale), 11 milioni di persone e un prodotto interno loro superiore ai 340 miliardi di Euro, circa il 25% del intero prodotto interno lordo nazionale, un dato che deve fare riflettere sull’importanza dei numeri. Solo il Nord Ovest (Liguria, Piemonte, Val d’Aosta e Lombardia) ha cifre simili, soprattutto se parliamo a livello economico.

Regioni estremamente diverse fra loro, ma che hanno in comune il fatto di avere della gente straordinaria, che non si piega mai e che va avanti sempre e comunque. In Veneto c’è un’impronta democristina, in Emilia un’impronta comunista, eppure in tutte e due le regioni si vive bene e i servizi sono funzionali. Prova a confrontare la Sicilia e la Campania…

All’interno di questa favola ci sono poi dei pezzi unici: la Ferrari di Maranello, la Benetton di Ponzano Veneto, la Zanussi di Pordenone, la Barilla di Parma e la Luxottica di Agordo, sono solo alcuni esempi di aziende nate in questi territori e divenute famose in tutto il mondo. Ce ne sono ancora parecchie, ma la forza del Nord Est è la piccola e media impresa fatte da persone normali.

Ho deciso di scrivere questo post perchè nello scorso weekend ho fatto una gita fuori porta e sono andato in Veneto toccando le province di Rovigo, Padova, Venezia e Treviso, così mentre il treno superava il fiume Po pensavo al libro scritto da Stella (Schei: Dal boom alla rivolta, il mitico Nord Est). Il libro è firmato da un pezzo da 90 del Corriere della Sera, è uscito nel 1996 e riporta alcuni dati sconcertanti. Vicenza ad esempio è la provincia che esporta di più in Italia, forte del suo settore manifatturiero e della sue industrie orafe.

Non vi voglio parlare del libro perchè purtroppo non sono riuscito a trovarlo, vi voglio parlare di queste persone: dei veneti, dei friulani, degli emiliani e dei trentini. Questa è una riflessione che merita dato che questa gente è partita da zero, non aveva niente, erano tutte zone contadine che nel dopoguerra sono scoppiate e hanno rilanciato l’Italia.

Rovigo era e forse lo è tuttora una zona depressa e i trevigiani emigravano all’estero (a San Paolo del Brasile si parla ancora oggi il dialetto veneto), ma oggi la situazione è cambiata. Quelli del Nord Est hanno trasformato la propria terra, l’hanno valorizzata e l’hanno saputa gestire facendola diventare una chicca a livello europeo. Lo Stato non ha mai fatto interventi importanti come quelli fatti per il Sud, eppure qui le cose sono funzionanti e all’avanguardia, perchè?

Il Nord Est non si è mai pianto addosso, si è sempre dato da fare per cercare di migliorare le cose, si è costruito tutto in casa col sudore e ha dato vita a qualcosa di straordinario. Negli ultimi anni però la situazione è cambiata e come dice Stella nel suo libro, si è passati dal boom alla rivolta. Ma rivolta per cosa? Siamo incazzati perchè noi ci siamo riusciti, gli altri perchè non riescono?

Perchè noi ci siamo riusciti e gli altri non ci riescono? Da contadini a imprenditori, da zone depresse a zone altamente industrializzate, da poveracci a benestanti. Perchè gli altri non ci riescono? Non ho trovato una risposta, ma la nostra storia è un esempio da seguire perché non ti regala niente nessuno, se vuoi migliorare devi sudare.

Il 6 maggio del 1976 un terremoto con scala 6.4 Richter scuote il Friuli-Venezia Giulia, un’intera regione è troncata in due. Ci furono quasi 1.000 morti e più di 80.000 sfollati. In soli 3 mesi a tutti gli sfollati fu assegnata una sistemazione provvisoria e prima del 1986 tutti ebbero una casa definitiva. In Irpinia vengono ancora assegnati soldi alla ricostruzione che tra l’altro non è finita (terremoto accaduto nel 1980).

Non sono friulano, ma questo è il primo esempio che rappresenta il Nord Est. Gente che non molla mai, gente che si è fatta da sola, gente che ha migliorato la propria condizione di vita giorno dopo giorno, gente che per questo paese ha dato tanto e ottenuto poco e gente che si è stufata di vedere l’Italia così, un Italia che funziona e l’altra che mangia. Vuoi sapere l’ultima? Leggi questo articolo di Stella sul Corriere.

I gruppi di interesse

In Italia sono davvero molto potenti e hanno in mano i settori chiave dell’economia italiana. Scrivo questo post prendendo spunto da Piero Signani, un mio caro amico nonchè compagno d’avventura.

In Italia ci sono famiglie molto potenti che con il loro patrimonio riescono a comandare alcuni settori chiave:

  • Luciano Benetton & C: magnate veneto è proprietario della Benetton e  attraverso Edizione Holding, controlla Autogrill, Autostrade, Aeroporti di Roma e CAI.
  • Francesco Caltagirone: è il più grande imprenditore edile a livello nazionale ed è proprietario di numerosi quotidiani nazionali. Sua figlia ha inoltre sposato Pier Ferdinando Casini. Coincidenza!
  • Agnelli – Elkann: sono i maggiori azionisti di Fiat e con la finanziaria Ifil controllano “La Stampa”, Alpitour, Juventus FC e SGS.
  • Leonardo Del Vecchio: grande imprenditore nel campo ottico, è proprietario di Luxottica, la maggior azienda a livello mondiale a produrre lenti, occhiali da vista e occhiali da sole. La sua azienda ha un fatturato di quasi 5 mld di €.
  • Roberto Colaninno: l’attuale presidente di CAI è anche proprietario di IMMSI, la quale a sua volta controlla Piaggio. In passato fu anche il presidente di Telecom Italia che sotto la sua guida incominciò perdere colpi. Strano ma vero, ha un figlio in politica, Matteo. Coincidenza!
  • Tronchetti Provera: questo è il patron di Pirelli e Pirelli Real Estate. Fino a poco tempo fa era anche a capo di Telecom Italia che portò sull’orlo del fallimento.
  • Silvio Berlusconi: la famiglia Berlusconi che non viene mai citata è un colosso finanziario perchè con la finanziaria Fininvest controlla Mediaset, Milan AC, Mondadori e Mediolanum. Qua gli interessi con la politica sono davvero molto evidenti.
  • Marcegaglia: è una famiglia che gestisce le più grandi acciaierie in Italia e la loro azienda ha un fatturato vicino ai 4 mld di €. Emma Marcegaglia, presidente del gruppo è anche presidente di Confindustria. Coincidenza!

Tutta questa lista per dire cosa? Voglio dire che in Italia questi gruppi (ce ne sono altri) hanno in mano un settore determinante, quello dell’economia.

Prova a pensare come mai la CAI sia finita proprio nelle loro mani, loro che sono i salvatori dell’Italia.

Prova a pensare il perchè buona parte delle Autostrade siano state privatizzate e siano finite giusto giusto a Benetton.

Il governo farà il piano casa? Come mai l’UDC (partito di Casini) non si oppone? Forse perchè ha dietro Caltagirone?

Berlusconi, Colaninno, Caltagirone e Marcegaglia sono degli esempi lamapanti, sono imprenditori “impegnati” in politica che con il loro patrimonio gestiscono dei settori molto importanti.

Roberto Saviano

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Scrivo questo post maledicendo il climatizzatore degli studi Rai di Milano. Già, avevo l’aria condizionata puntata nel collo e così mi sono ammalato mentre ero tra il pubblico di “Che tempo che fa” con ospite Roberto Saviano.

Non è la prima volta che vado alla Rai tra gli ospiti di una trasmissione, infatti, sono già andato a vedere “Glob” l’anno scorso, ma questa volta è stato tutto diverso, tutto piacevolmente più bello perchè davanti a noi avevamo un uomo con le palle.

Roberto Saviano è laureato in lettere e filosofia all’ università di Napoli e nel 2006 ha scritto Gomorra, un libro che gli ha condizionato pesantemente la vita e l’ha inchiodato a vivere sotto scorta. Gomorra è un libro che parla della Camorra ed è da tre anni a questa parte un best seller visto che ha già venduto 2 milioni di copie.

Saviano sfidò i camorristi già a Casal di Principe quando in piazza attacco i boss e disse ai giovani di ribellarsi di fronte a questo schifo. Da quel giorno è diventato il numero uno della blacklist criminale.

La trasmissione mi ha fatto venire la pelle d’oca e mi ha fatto capire alcune cose che prima sottovalutavo perchè consideravo la Camorra come un problema del Sud e delimitato alla sola Campania. Invece la Camorra ha affari in tutto il mondo, gestisce moltissimi appalti e moltissime aziende.

Saviano per me e per quelli che erano presenti è davvero un eroe, uno che rischia la vita cercando di far capire a tutto il mondo cos’è la Camorra, come e dove opera. Insomma, ha cercato di mostrare a tutti come funzionaa “il sistema”.

Rimango alibito quando vedo i campani attaccarlo, dicendo che lui è “uno sbirro”, uno che ha fatto i soldi alle spalle della povera gente e uno che ha scritto cose che già si sapevano. Ok, se sei campano certe cose le conosci, ma se sei lombardo/ toscano/ emiliano/ veneto, queste cose non le sai perchè non hai mai visto uccidere tre persone al giorno.

Saviano deve essere considerato come un eroe perchè è davvero una persona che si è impegnata nel far capire certe cose che gli italiani tendono a dimenticare. Già, perchè gli italiani sanno che la mafia esiste, ma non vogliono parlarne.

Su Youtube ho trovato alcune interviste di Saviano e quella con Biagi mi ha colpito, guardale anche tu e capirai che quello non è “nu sbirro” e nemmeno uno che ha fatto il libro per diventare ricco. Mi raccomando, senti cosa dice parlando di mafia-stato e cosa dice quando parla di Giovanni Falcone:

Intervista con Biagi: 1° parte

Intervista con Biagi : 2° parte

Se vuoi rivederti la puntata integrale a cui eravamo presenti noi studenti di Sce:

www.chetempochefa.rai.it oppure su Raisat (SKY) il 31 marzo alle 23.