Italia, paese della non-cultura

L’Italia è il primo paese del mondo per patrimonio artistico dato che detiene il 70% dei beni protetti dall’UNESCO, l’Italia è nei primi dieci paesi per patrimonio ambientale e paesaggistico, l’Italia è il paese di Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Enrico Fermi, Carlo Rubbia, Rita Levi-Montalcini, Maria Montessori, Dante Alighieri, Umberto Eco, Raffaello e poi mi fermo perché sennò riempirei la pagina, eppure ci siamo persi di vista. Fortuna che ci sono persone straordinarie come Roberto Benigni che riportano in vita opere come la Divina Commedia.

L’Italia è una penisola in cui i romani trovarono casa e fondarono la società occidentale più di 2000 anni fa, eppure ad oggi la cultura in questo paese è quasi considerata come un peso e non si premia le persone più acculturate tant’è che il nostro ministro dell’Economia ha dichiarato: “di cultura non si campa” dicendo che la cultura non è importante.

La recente legge finanziaria ha tagliato pesantemente l’istruzione, la ricerca e il mondo della cultura in generale, infatti dal 1 luglio pagheremo un Euro in più per andare al cinema e numerosi lavoratori legati al mondo teatrale perderanno il posto di lavoro. Detto questo quello che mi fa più arrabbiare è il fatto che persone con un elevata cultura personale non abbiamo una ricompensa economica adeguata e per sostenere il mio pensiero vi posso parlare ad esempio dei professori universitari che in Italia vengono pagati molto meno rispetto ai colleghi tedeschi e francesi.

Fino a poco tempo fa pensavo anche io che la cultura è qualcosa di inutile, poi ricominciando l’università ho capito che la cultura è il motore di sviluppo della società, la cultura è l’unico modo per capire il passato, agire sul presente per avere un futuro più sicuro, la cultura è l’unico strumento che ti permette di analizzare una situazione sotto diversi punti di vista e per finire la cultura è tutto.

Ho deciso di scrivere questo piccolo articolo perché ieri cercando un libro sulla globalizzazione sono andato a ricevimento da un mio professore e tra una chiacchiera e l’altra mi ha detto di avere una biblioteca con 5.400 libri tutti letti. Lì per lì sono rimasto sbalordito e nemmeno ci credevo, poi ripensando alla qualità didattica che offre allora ho cambiato idea. Di fronte a queste enciclopedie viventi c’è solo da togliersi il cappello e sentirsi fortunati nel sentire i loro monologhi. Chissà quanti “professori” ci sono così in giro per l’ITALIA.

Di fronte a una qualità didattica davvero strepitosa come quella italiana (basta guardare quanti italiani sono in giro per il mondo nei migliori centri di ricerca) non c’è stato un governo che negli ultimi 30 anni abbia deciso di investire su cultura, istruzione e ricerca. Signori, a voi le conclusioni…

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L’Unità d’Italia

In questi giorni c’è un grande dibattito tra politici e mondo delle imprese per il 17 marzo, data che il Governo Italiano ha deciso di festeggiare come ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Quando sento parlare la Marcegaglia (Presidente Confindustria) mi sale la pressione alle stelle perché mi trovo in completo disaccordo con la sua opinione per tanti motivi:

  • Il primo è quello legato ai soldi dato che questi industriali sono sempre pronti a piangere e lamentarsi, non vogliono neanche fermarsi un attimo, bisogna lavorare e aumentare il profitto…
  • Il secondo è legato alla storia, se avesse studiato la storia capirebbe che per l’Unità d’Italia sono morte molte persone ed è giusto ricordarle;
  • Il terzo motivo è quello legato alla ricorrenza, è un anniversario che festeggiamo ogni 50 anni e un giorno di lavoro non vale tutta questa polemica;
  • Il quarto motivo è quello legato al calendario, la cara Emma e il super Ministro Calderoli perché non dicono che il 25 aprile cade nel lunedì di Pasqua? Perché non ci dicono che il 1 maggio cade in domenica? Queste giornate piacciono agli industriali vero?

Insomma, io penso che in un momento di grande crisi economica e soprattutto morale sia opportuno fermarsi e festeggiare una data così importante per questo Stato che non ha una identità nazionale (considero l’Italia una nazione abitata da 20 popolazioni diverse…). La Marcegaglia vuole tenere aperto e lavorare? I casi sono due, o scende in produzione con i suoi operai e lavora come tutti i normali cristiani oppure si lavora ma paga il giorno come se fosse un festivo.

La crisi ha portato un grande cambiamento: vengono tolti ogni giorno i diritti in nome del “Dio profitto” o della “Beata Vergine Crescita”. Stiamo diventando un paese ridicolo che non riconosce nemmeno la sua storia.

Il Muro di Berlino

Oggi sono passati esattamente 20 anni da quel lontano 9 novembre 1989, una data che ha cambiato compleatamente le sorti dell’Europa e ha cambiato anche gli assetti mondiali facendo crollare l’ Urss.

Creato nel 1961 per saparare la Germania Est (DDR) dalla Germania Ovest divise nettamente anche la città di Berlino che venne mutilata in due per 38 anni, lunghi, lunghissimi. Il muro ha separato le famiglie, ha diviso per troppo tempo un intero continente.

Ho fatto numerose ricerche sul muro di Berlino e sulla Guerra fredda: mi hanno colpito due personalità, il primo è Helmut Khol che in quegli anni è stato Cancelliere della Germania Ovest e in seguito Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca. Di lui mi hanno colpito i rapporti straordinari tenuti con il Presidente Russo Michail Gorbacev (uomo straordinario).

E poi come dimenticare il pesante attacco che Kennedy fece al comunismo? A distanza di 30 anni quel “Ich bin ein Berliner” fa ancora venire la pelle d’oca. Kennedy con quel discorso faceva capire quanto è importante la libertà degli individui e ha dimostrato al mondo interno la diversità che c’è tra un sistema capitalistico rispetto a un sistema di stampo comunista. Mi piace sempre riguardare, è uno dei più belli di tutto il 1900.

Oggi a distanza di 20 anni da quel giorno possiamo essere contenti, soddisfatti e orgogliosi del cammino intrapreso. Ma più contenti di noi sono sicuramente gli amici della Repubblica Ceca, dell’Ungheria e degli altri paesi dell’Est che nonostante le numerose difficoltà attuali vivono in libertà. La “Primavera di Praga” viene spesso messo in secondo piano, ma è un episodio da ricordare perché descrive benissimo lo schifo comunista.

Ho scritto questo post per ricordare questo 9 novembre dato che l’UE ha davanti a se sfide importanti, molto importanti. Sarebbe bene che i nostri politici prendessero spunto da quelli precedenti che a livello di progresso…

Concludo riprendendo le parole di JFK: “Ich ein bin Berliner perchè sono un uomo libero”.

8 settembre 1943

Sono in pochi a sapere questa data e io che la conosco voglio ricordare questa data a distanza di 46 anni.

Soldati a Porta San Paolo
Soldati a Porta San Paolo

Tutto comincia dal 25 luglio 1943 quando il Gran Consiglio del Fascismo toglie la fiducia a Mussolini e il governo viene affidato a Badoglio che incomincia subito a trattare la resa dell’Italia che era ancora impegnata sul fronte russo e nel nord Africa. In quel lontano 8 settembre 1943 il nostro paese uscì dalla guerra firmando l’armistizio con gli alleati e l’Italia venne considerato un paese responsabile della seconda guerra mondiale.

L’armistizio venne comunicato per radio a tutti gli italiani e a tutti i soldati ancora al fronte, però non vennero date istruzioni precise così si scatenò un inferno con le truppe che non sapevano con chi combattere e contro chi combattere.

L’8 settembre verrà ricordato come la nascita della resistenza dei partigiani che vollero liberare l’Italia dall’invasore tedesco, infatti a partire da quel giorno in moltissime città italiane nacquero i primi gruppi organizzati composti da più forze politiche che volevano contibuire a riportare la pace nel nostro paese (comunisti, repubblicani, popolari, cattolici e “Giustizia e Libertà”).

L’8 settembre è la caduta definitiva della monarchia sabauda che in quel giorno non ha dimostrato l’amore per la patria e ha preferito rifiugiarsi sotto la protezione americana a Brindisi lasciando allo sbando moltissimi italiani. A distanza di 63 anni rigrazio quegli italiani che il 2 giugno 1946 votarono a favore della Repubblica.

L’8 settembre è la dimostrazione di coraggio e di lealtà con cui si battevano i soldati italiani. A Cefalonia (Grecia) vennero sterminati moltissimi soldati italiani che rifiutarono di arrendersi di fronte ai nemici tedeschi, anzi li combatterono fino all’ultimo giorno. Da quella piccola isola greca ne tornarono a casa pochissimi e questo episodio è conosciuto per l’ottimo lavoro di Carlo Azeglio Ciampi che negli anni 2000 volle ricordare questa triste pagina della storia italiana.

Mi sembrava giusto ricordare questa triste pagina della storia italiana, così lontana e così vicina perchè se oggi viviamo in uno stato democratico nel quale è possibile esprimere liberamente il proprio pensiero è merito di quegli italiani che in quel 8 settembre scelsero di combattere per la patria (non per la RSI) rischiando la vita. Prima di elogiare il fascismo o qualsiasi altro regime totalitario proviamo a pensare a quanto è bella la democrazia.

Amo la storia e amo la politica quindi potrei riassumere questo post citando una parte del discorso che JF Kennedy fece a Berlino nel criticare il comunismo: “La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta”. Questo discorso è stato fatto per dire che la democrazia pur non essendo perfetta è l’ideale per mantenere le persone libere.

Dedico questo post a tutte quelle persone che hanno perso la vita combattendo per un mondo migliore nel pieno della democrazia e della libertà individuale. Se oggi possiamo esprimere ciò che vogliamo è merito loro.

Il 25 aprile

25aprile

è un giorno importante nella storia d’Italia. Oggi voglio parlare proprio di questo perchè sabato verrà festeggiato il 64° anniversario della fine della seconda guerra mondiale.

Studiando comunicazione politica e istituzionale ho visto come negli ultimi 20 anni c’è stata la volontà di cambiare la storia riguardo questa importante pagina che appartiene a tutti gli italiani. Prima l’ MSI ha tentato di scardinare l’immagine dei partigiani arrivando a paragonare i morti di Salò con i morti che hanno liberato l’Italia, poi con al governo Berlusconi non si è mai festeggiata questa data. In 8 anni al governo non ha mai festeggiato il 25 aprile.

Ma che senso ha? Quest’anno sotto la provocazione di Franceschini andrà a Roma, dicendo che “il 25 non può essere bandiera della sinistra”. Ma come? Dal mio punto di vista il 25 aprile non ha colore politico, non è nè di destra nè di sinistra, è la festa di tutti gli italiani, è la festa della democrazia ed è la nascita di un’Italia moderna.

Dal 8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 gli italiani hanno visto solo miseria e distruzione, schiacciati a nord dai tedeschi con le loro porcherie, spesso aiutati dai fascisti e schiacciati da sud con gli alleati che tentavano la risalita verso nord per liberare il Belpaese. In questi anni gli italiani si uccidevano tra di loro: i repubblichini e i partigini erano nemici in casa, ma la storia ha dimostrato chi stava dalla parte giusta.

Voglio ricordare a qualcuno che tende a dimenticare che i partigiani hanno liberato prima degli alleati le città del nord, a Milano e Genova sono arrivati prima loro e poi gli alleati, quindi basta con la storia dei partigiani inutili. Questo è un post che vuole rendere omaggio alla democrazia e non vuole assolutamente dare omaggio ai partigiani, perchè anche in quelle fila c’erano degli assassini barbari.

La guerra porta con sè un odio spaventoso e io non voglio generalizzare. Posso capire chi nell’immediato dopoguerra si è rivendicato per tutto il male subito. Facile a parlare, ma se ti uccidono un famigliare e se per 20 anni devi subire è normale che appena puoi ti vendichi, li capisco ma non li difendo. E i “ragazzi di Salò”? Prima di tutto bisogna dire che chi non si arruolava veniva fucilato, quindi molti sono andati perchè erano costretti, altri ci sono andati perchè credevano ancora in un ideale (parliamo di ragazzi di 20 anni e li capisco benissimo) e altri ci sono andati perchè erano semplicemente dei maiali.

La storia divide in due categorie: chi vince, chi perde. Per me non è così, perchè la ragione non sta mai da una parte e basta, c’era chi tra le fila dei partigiani era un criminale e chi nelle fila della RSI era un bravo ragazzo costretto ad obbedire agli ordini di Mussolini.

Tornando al 25 aprile dev’essere proprio questo, una festa nazionale che faccia ricordare gli orrori della guerra e gli orrori dell’uccisione tra “amici italiani”. Non deve essere una festa della sinistra e non deve essere un occasione per fare politica, deve essere un semplice anniversario che per la nostra storia è molto importante.

Il 25 aprile sarò fiero di essere italiano, lo sono tutti i giorni, ma il 25 aprile lo sarò ancora di più.

Storia, che passione

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Post dedicato a una delle mie grandi passioni, la storia, è la materia che preferisco ed è una delle poche passioni che coltivo giornalmente leggendo libri, guardando documentari su internet o in televisione e penso che sia una materia unica che possa accrescere la mia cultura personale.

La storia mi piace molto perchè con essa è possibile capire le tradizioni di un popolo, la nascita di una nazione, la stupidità dell’uomo, lo sviluppo di una società e, inoltre, si può capire meglio il presente. Si perchè per capire il presente la storia è una cosa fondamentale, molte cose che accadono oggi sono accadute tempo fa.

Io amo il 1900, è il secolo che preferisco, la storia contemporanea. Mi piace perchè è quello più recente, ma l’adoro soprattutto perchè dal mio punto di vista è un secolo che ha veramente cambiato il modo di vivere.

All’ interno del ‘900 ci sono due guerre mondiali, 1915-1918 e 1939-1945 che hanno cambaito l’uomo perchè hanno portato miseria e distruzione. Il 900 è il secolo delle masse, per la prima volta le masse contano e partecipano attivamente alla vita politica del paese. Essa avveniva con metodi democratici come Francia, Regno Unito e Usa, ma avveniva anche attraverso dittature come in Italia, in Germania e in Russia.

Il 900 è stato il secolo delle rivolte popolari e degli scioperi, il secolo dei diritti agli operai e degli studenti, con la grande manifestazione del 1968. Il 900 è stato in secolo della grande crisi del 1929 che assomiglia molto a questa crisi in termini economici, si produce molto ma non si vende perchè gli stipendi sono bassissimi.

Poi è stato il secolo delle scoperte. In questo secolo vengono scoperte e inventate la penicillina, la radio, il telefono, internet, l’automobile, il cellulare, il computer, la televisione e chi più ne ha più ne metta. Senza dubbio è stato il secolo che ha prodotto numerose invenzioni che hanno cambiato la vita quotidiana per tutti gli strati della popolazione. Sfido chiunque a dire il contrario.

Il ‘900 è stato il secolo della guerra fredda con due super potenze contrapposte, gli Usa e l’Urss, guerra che negli anni ’90 è finita portanto lo sciogliemento del blocco sovietico. Guerra fredda che ha portato enormi differenze tra paesi capitalisti e paesi comunisti. Un esampio potrebbe essere la Corea del Nord rispetto alla Corea del Sud.

Per concludere, nel 1900 ci sono chiavi di lettura per il presente, sia sotto il profilo storico, economico, politico e sociale. Molte cose che stanno accadendo sono già accadute tempo fa. La crisi attuale si è già vissuta negli anni 30 e il risultato fu la seconda guerra mondiale. Non escludo questa possibilità perchè dietro una grande crisi c’è sempre una guerra imminente.