Il futuro…

Per pagarmi gli studi o meglio per essere un po’ più indipendente lavoro come corriere per una piccola azienda di Reggio Emilia e siccome non tutti i giorni ho la possibilità di ascoltare la radio a volte in mezzo al traffico rifletto rischiando pericolosi incidenti. Ora a parte gli scherzi, a tutti capita di pensare a determinate cose mentre si guida e io penso spesso al futuro, a quello che vorrò fare da grande.

Il mio sogno di fare politica attiva è già tramontato di fronte allo schifo che questa paese ti riserva ogni giorno con persone menefreghiste, opportuniste e con uno Stato che non ti aiuta anzi ti sotterra. Voglio che questo paese riparta dal basso come ripartì 60 anni fa dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella era l’Italia che contava, l’Italia degli italiani lavoratori umili, onesti che si aiutavano l’uno con l’altro ed era soprattutto l’Italia guidata da veri politici che pensavano alle generazioni future.

Una frase del grande e unico statista italiano Alcide De Gasperi recita: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”. Parole pronunciate più di 50 anni fa, parole che andrebbero prese e messe in pratica da questa classe dirigente capace solo a scaricarsi la colpa l’uno contro l’altro. Vomito, ecco ciò che riescono a produrre con grande capacità, vomito.

Terminata questa piccola parentesi mi chiedo cosa sarà il futuro per questo Stato. Come potrà reggere il confronto con Cina, Brasile e India. Mentre la nostra classe politica punta sul nucleare, sta a discutere di 4 puttane e dei processi brevi i nostri competitor crescono al 7-10% togliendoci il benessere sottomano. Già, togliere il benessere, è questo che l’italiano medio non ha ancora capito perché se perdi il posto di lavoro o se il tuo salario perde potere d’acquisto la tua vita peggiora e non puoi permetterti le stesse cose di prima.

Nei prossimi anni ci ridimensioneremo, torneremo gli italiani bravi che lavoravano e sudavano e non gli italiani lamentoni che le pensano tutte per fregare il prossimo. Scordiamoci il ristorante, il cinema, la macchina nuova ogni 4-5 anni (controllate le immatricolazioni del 2000-2005-2010 e capirete tante cose) e il cellulare nuovo ogni 6 mesi.

Siamo un paese fermo, inchiodato, un paese scritto con la lettera minuscola che si lamenta senza costruirsi, senza dialogare e senza rimboccarsi le maniche. L’Italia è il paese della cultura, dei grandi geni mondiali, ma è anche il paese della Mafia e della corruzione.

L’italiano medio se ne frega, non gli importa del futuro, a lui interessa avere i soldi per mangiarsi la pizza e mantenere il solito posto di lavoro del cazzo in quella fabbrica che gli porterà via 40 anni della sua vita. Il mondo può crollare, ma la pizzeria, la fabbrica e la macchina devono rimanere così l’italiano sarà felice.

Come vorrei un’Italia diversa, un’Italia come la Germania dove la classe politica si impegna per il bene della nazione, dove la classe politica se sbaglia fa a casa, dove c’è serietà delle persone e dove c’è una nazione unita che lotta per mantenere lo standard di vita guadagnato. La storia della Germania è unica, ha perso 2 guerre, ha ripagato i debiti, è stata divisa per 30 anni, ma grazie alla sua tenacia e testardaggine è ancora uno dei grandi attori mondiali e lo sarà sempre perché è un paese unico.

Bayern, Continental, Basf, Siemens, BMW, Mercedes, Volkswagen, E-On, Allianz, Henkel e Adidas… serve altro per descrivere l’economia tedesca? Prova a pensare a quante aziende ci sono in Italia di questo calibro. Ah giusto, è bene citare che in Germania un lavoratore a tempo determinato prende per legge il 40% in più che un lavoratore a tempo indeterminato, sai perché? Perché lo Stato incentiva le imprese ad assumere e non a sfruttare.

E se poi penso che in questo paese prende più un diplomato che un laureato allora è meglio che chiudo e lascio a voi la parola.

La potenza della rete

Dopo parecchio tempo torno a scrivere sul blog, ho pochissimo tempo tra lavoro (inerente al mondo Internet) e studio (specialistica in Web Communication), ma non mi sono dimenticato di questo piccolo – grande spazio che mi piace particolarmente.

Julien Assange

In settimana c’è stato un dibattito molto acceso sui file pubblicati da Wikileaks e sulla personalità di Julian Assange perché ha messo in crisi la diplomazia mondiale. I Ministri occidentali si sono trovati in forte imbarazzo per i documenti caldi pubblicati dall’australiano tramite il suo sito web.

Il mio punto di vista è molto critico verso questi file perché non mi interessa ciò che pensa l’ambasciatore americano di Berlusconi, Merkel, Putin, Sarkozy e compagnia bella, anzi non mi interessa proprio niente perché avrei preferito che Assange e C. avessero fatto inchiesta sugli scandali internazionali come fa puntualmente il grande Moore nei suoi film documentari o l’immenso Al Gore tramite il suo canale televisivo Current TV (canale 130 di Sky).

Ho scritto questo post perché stimo parecchio Assange per il lavoro svolto, gli do il merito di aver creduto fortemente in questo “progetto” e di aver sfidato le diplomazie mondiali senza guardare in faccia a nessuno. So già che l’uomo in questione avrà vita breve perché quando ti metti contro la CIA o altri servizi di spionaggio non passi certo dei momenti felici e infatti ecco che la Svezia ha subito emesso un mandato di cattura internazionale per stupro.

Ma questi stupri per cui è accusato saranno veri? Mi sembra molto strano che escano solo adesso, in fin dei conti l’ex hacker è sulla scena da almeno 20 anni, non è un Santo, ma la coincidenza è davvero strana, troppo strana. Se poi aggiungiamo il fatto che qualche paese, come il nostro, tramite comunicati ufficiali del Ministro degli Affari Esteri ha definito un terrorista Assange… il gioco è presto fatto no?

Non c’è censura su Internet, non l’hanno ancora capito e non lo capiranno mai. Quando negli anni 60 lanciarono questo strumento non riuscirono a capire che questo mezzo è incontrollabile e soprattutto è straordinariamente democratico perché scegli tu quello che vuoi guardare, leggere, ascoltare. La pluralità d’informazione non ha uguali e nessun governo al mondo può pensare di porre un freno alla sua diffusione, pensate ad esempio alla Cina che tentò di bloccare il motore di ricerca Google tramite numerosi filtri. Il risultato? Imbarazzante perché la casa americana ha insistito parecchio sulla non censura e solo l’intervento della diplomazia di Obama ha posto fine alla diatriba.

Assange è stato arrestato per stupro e per una volta sono d’accordo con Vladimir Putin. Il presidente russo ha attaccato l’occidente dicendo che questo arresto è ipocrita, inoltre molte persone dubitano che questo arresto sia legato agli stupri, anzi temono che ci sia una spinta di alcuni paesi per mettere a tacere l’ex hacker australiano. Staremo a vedere, ma la battaglia è appena cominciata e i supporter di Assange hanno dato un assaggio delle proprie capacità bloccando i circuiti Visa, Mastercard, magistratura svedese, Paypal e molti altri servizi ancora.

Il discorso di ieri di Napolitano

è davvero molto bello e toccante, pronunciato con l’orgoglio di chi ha costruito quest’Italia: un paese che è ai vertici mondiali per produzione industriale e qualità della vita. Mi hanno toccate le sue parole quando ha parlato dei giovani, della corruzione e della riforma sulle intercettazioni telefoniche che è in discussione al Palramento.

Napolitano è una brava persona anche se in passato non ho approvato la sua linea poiché penso che il capo dello Stato debba per forze di cose garantire il corretto funzionamento dello Stato e non debba accettare certe proposte provenienti dal Parlamento come il Lodo Alfano o come la privatizzazione dell’acqua. Ciampi era un’altra cosa, un Presidente che ha riaperto la storia italiana parlando delle Foibe e di Cefalonia, ma tutto sommato giudico per ora positiva la sua guida al Quirinale da parte di Napolitano.

Napolitano parla sempre di giovani, in ogni suo discorso o in ogni uscita vuole parlare ai giovani oppure delle politiche giovanili che in Italia sono nulle. La politica italiana (di destra e di sinistra) se ne frega dei ragazzi perché pensa che siano un peso non capendo che i ragazzi italiani hanno buone conoscenze in molti ambiti pur non avendo esperienza (sfido chiunque a farsi dell’esperienza se ti fanno lavorare 6 mesi qua e 6 mesi là con contratti da fare la fame).

Napolitano dice ai giovani di rimanere in Italia e penso che lo faccia per l’amor che nutre per il suo Paese perché se avesse 25 anni come un qualunque ragazzo italiano che ha passato 19 anni della sua vita a studiare per poi finire a lavorare come precario a 1.000 € al mese, andrebbe via anche lui da questo Stato che ti sfrutta e non ti da la possibilità di crescere. Parlando in prima persona a nome di molti ragazzi penso che sia difficile credere in una classe politica che si dimentica dei giovani, non li aiuta a uscire di casa e li condanna a un 29% di disoccupazione.

L’Italia è un paese che viagga a due velocità: imprese, liberi professionisti, operai, impiegati viaggiano a 100 cercando di lavorare al massimo per portare a casa il pane quotidiano, mentre lo Stato viaggia a velocità 0 perché danneggia la produttività, la creatività, la volontà di tutte quelle persone che in questo maledetto Paese vorrebbero creare qualcosa per dare posti di lavoro o più semplicemente per migliorare le cose.

Questa è una triste verità, mi aspetto che qualcuno si confronti con il mio punto di vista.

Gli smartphone rivoluzionano il mercato della telefonia mobile

Cosa sono gli smartphone? In inglese questo termine significa “telefono intelligente”, anche se il mercato identifica questa terminali secondo caratteristiche precise e insindacabili, quindi devono essere in grado di fare un po’ di tutto: collegarsi al web con una connessione veloce (7,2 Mbps), avere un lettore mp3, un navigatore satellitare con A-GPS, Wi-fi e ovviamente una macchina fotografica ad alta definizione.

Gli ultimi terminali prodotti dalle maggiori case (Nokia, Samsung, Apple, Lg, Sony Ericsson, Motorola, Rim e Htc) sono davvero evoluti, con ampi schermi che possono arrivare ad avere 4 pollici, touch screen capacitivo o resistivo e una videocamera capace di catturare video in alta definizione. Su quest’ultimo capitolo vorrei ricordarvi che Sony Ericsson, Nokia e Samsung hanno già lanciato o lo stanno facendo (soprattutto Nokia) cellulari capaci di scattare fotografie a 12 MP, un dato che fino a qualche anno fa sembrava impressionante, oggi sembra essere l’unica mossa per attrarre clientela.

Htc, casa taiwanese ha incominciato a produrre il Google Phone o meglio Nexus One, un terminale di fascia alta che si può acquistare solo su internet (ancora per poco poiché Google Inc. ha deciso di lanciare questo prodotto anche nei negozi tradizionali) e sta continuando a sviluppare prodotti che entrino sul mercato per quei clienti di fascia alta come la clientela buisness.

Il mio post però è incentrato su ben altro perché mi sembra di vedere che il core buisness della telefonia mobile si sia spostato e sta continuando a farlo sui servizi che offrono questi cellulari: se hai un sistema operativo devi sfruttarlo a pieno e quindi ti servono delle applicazioni a pagamento (il caso della Apple è ecclatante poiché l’azienda di Cupertino grazie all’Iphone ha fatto moltissimi utili nel periodo 2007-2009) oppure devi obbligatoriamente rimanere connesso alla rete per controllare la tua posta elettronica o aggiornare il tuo stato su questo o quel social network (Rim, produttrice di Blackberry è un altro bell’esempio di questo modello di buisness).

Ed ecco che il mercato è rivoluzionato: ci sono sempre meno promozioni per chiamare o mandare i messaggi e sempre più offerte concorrenziali tra i quattro operatori nazionali (in realtà sono molti di più, ma quelli virtuali come Poste Italiane o Coop non hanno ancora offerte) che si fronteggiano una battaglia nuova in un settore che nei prossimi anni sarà sicuramente in crescita. Vodafone propone soluzioni per navigare a 29 cent per ogni accesso attraverso connessione Wap, mentre Tim offre un altro servizio per gli utenti denominato Web 2.0, poi c’è 3 che a livello di promozione e marketing è sempre un passo avanti agli altri mentre Wind… è in evoluzione.

Per farvi un esempio di questo netto cambiamento voglio citarvi Fring, non lo conosci? Prova a farti una ricerca sul web e capirai come il buisness si è spostato dall’hardware al software. Potrei citarne altri, ma preferisco che ti fai una ricerca perché penso che ti stupirai nel vedere quante cose è possibile fare con uno smartphone.

Il bello è appena cominciato e quando alcuni pensavano che col Nokia 7610 (chi se lo ricorda?) fossimo arrivati al capolinea, si sbagliavano di grosso poiché molti clienti buisness nel 2010 usano il proprio smartphone come base per rispondere alle mail o per seguire gli appuntamenti dell’agenda.

Il mercato cinese

Sabato mattina durante il mio viaggio in treno ho comprato “La Repubblica”, un giornale che pur essendo un po’ fazioso mi piace per il modo di fare inchiesta e per alcune sue inserzioni come “Affari e Finanza” che è in vendita abbinata al quotidiano il lunedì. Sabato il giornale romano viene venduto con “Donna”, un giornale prettamente femminile che a me interessa pochissimo.

Shangai, capitale economica cinese

Donna non mi interessa, è un giornaletto pubblicitario che può piacere alle donne sulla cinquantina, ma sabato mentre sbuffavo per la noia del viaggio ho incominciato a sfogliarlo e ho trovato alcuni articoli che mi hanno colpito, uno tra tutti: il mercato cinese. La seconda economia (valore nominale) è in continuo cambiamento e si sta evolvendo come avvenne per tutti i paesi in via di sviluppo (anche in Italia negli anni 60).

Gli operai cinesi ora, grazie alla continua ascesa di Pechino sul piano internazionale, arrivano a guadagnare 180 € al mese che non saranno molti per noi europei, ma per loro sono tantissimi poiché fino l’anno scorso percepivano al massimo 60 € mensili. L’aumento è stato del 300% ed è un dato che fa riflettere perché quando aumentano gli stipendi delle classi sociali più basse vuol dire che il mercato è in forte espansione e l’industria lavora a pieno regime.

Quando si alzano i salari agli operai si producono più effetti, il primo è lo sviluppo interno alla Cina che permette a chiunque di comprare cose prima inaccessibili come ad esempio un motorino, ma gli imprenditori ne risentono perché sono costretti a fare fronte a spese maggiori poiché da 60 a 180 € al mese per ogni dipendente sono parecchi. Pensate alla storia del nostro paese fatti di operai che negli anni 50 e 60 lavoravano come dei dannati per comprasi la televisione o la Lambretta.

Gli operai cinesi incominciano ad avere potere, si sentono un po’ più forti e non sono più disposti a farsi 16 ore di lavoro così gli imprenditori che devono continuare a produrre per conto delle multinazionali europee e americane stanno studiando la soluzione a questo problema: per tenere bassi i prezzi di vendita bisogna diminuire il costo di produzione così incominciano ad arrivare in Cina dei giovani vietnamiti o cambogiani che lavorano fino a 17 ore al giorno per 40-50 € mensili.

La Cina sta percorrendo il nostro stesso cammino, identico perché da noi fino agli anni 90 arrivavano i meridionali e ora per portare avanti le fabbriche sono arrivati gli extracomunitari che percepiscono meno di un italiano. Chi ci guadagna e chi ci perde? Ci guadagna l’imprenditore che ha lo stesso lavoro con un costo più basso e ci perdono tutti gli italiani perché si trovano di fronte una concorrenza sleale. I cinesi si stanno arrabbiando perché una volta conquistati i diritti si vedono scippare un lavoro da giovani provenienti da altri paesi che lavorano a un costo infinitamente inferiore.

Concludo dicendo che la Cina sta notevolmente cambiando, se prima produceva roba di bassa qualità su commissione, ora incomincia a produrre merce di buona qualità progettata e realizzata interamente in Cina. Il governo cinese punta molto sulla ricerca e quando sento dire che scoppierebbero se gli europei, i canadesi e gli americani ritirassero le industrie, mi viene da ridere poiché se non lo sapete la Cina investe in 4-6% del Pil per formazione universitaria e ricerca quando invece un paese come l’Italia o la Germania ne investono 1,2-4%.

Mi duole dirlo, ma è solo questione di tempo, avranno una tecnologia anche loro e sarà tardi per fermarli.