Università Italiana

In questa torrida estate ritorno a scrivere sul blog. Non andrò in vacanza, il periodo a livello mentale non è dei migliori e per sfogarmi scrivo sul blog. Torno a parlare di un argomento di cui ho un’ampia conoscenza e che mi appassione parecchio: l’università italiana.

Da venerdì il governo ha deciso di approvare un nuovo tipo di finanziamento agli atenei pubblici sulla base della media dei voti, sul tempo medio di laurea, sulla ricerca e su altri criteri. Questo è il primo governo che ha deciso di puntare al merito andando a tagliare i fondi a quegli atenei che sprecano i soldi dei contribuenti italiani. Ecco l’articolo

C’è da dire che i soldi in più o in meno sono irrisori, si parla dell’ 1% sul totale (parlando della mia università che è nelle top 27 i fondi verranno incrementati di 1 milioni di Euro circa), ma è una mossa che deve far riflettere perchè non ci saranno più atenei che possono spendere e spandere senza criteri.

La mia università, Università di Modena e Reggio Emilia, è stata giudicata come secondo miglior ateneo pubblico da “Il Sole 24 ore” dietro il Politecnico di Milano e davanti all’Università di Trieste. Anche il ministero ha premiato il polo emiliano decidendo di portare da 134 a 135 milioni di Euro i finanziamenti (o meglio da 90 a 91 il fondo ordinario perchè gli altri 44 milioni di Euro sono soldi che l’università raccoglie da contratti con aziende locali).

Come sarebbe bella un’università che premia il merito? Quanto sarebbe bella un’università che premiando il merito sia più efficiente e faccia nascere degli studenti capaci? Già, noi abbiamo diverse eccellenze, ma in alcuni campi non reggiamo il confronto con paesi come Francia, Germania, Usa, Cina e Regno Unito. Perchè?

Perchè in Italia non si punta dritti verso la ricerca? Il governo finalmente sta facendo un programma nuovo,si farà un unico centro di ricerca a livello nazionale in modo tale da risparmiare fondi e prendere le migliori teste d’Italia. La verità che il problema della nostra università risiede nel fatto che è un organo clientelare dove entrano solo certe persone (bandi di concorso pilotati), dove i “baroni” non vogliono perdere il potere acqusito in tanti anni.

Prima o poi la nostra università farà il botto, esploderà perchè alcuni rettori hanno lavorato sulla base dei numeri senza puntare sulla qualità. Dal mio punto di vista (molte università verranno “commissariate”) nel giro di pochissimi anni succederà il crac.

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