Un futuro nuvoloso

Immagine presa da http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing. Created by Sam Johnston

Il post potrebbe sembrare un po’ pessimistico, ma non lo è perché non si parla di economia bensì di nuove tecnologie che stanno cambiando e cambieranno la società in cui viviamo.

Apple si è accorta da anni che ormai non è più necessario avere un hardware potente per accedere ai servizi, è necessario essere collegati alla rete per accedere a documenti, condividere file e salvare canzoni su un hard disk situato in Cina. Con il lancio dell’Iphone 4S (lo ritengo molto al di sotto della concorrenza) ha messo sul mercato anche l’ultima versione del suo iOs giunto alla versione 5 che permette una sincronizzazione tra iPhone, iPad e Mac. Il servizio si chiama iCloud, non è innovativo del settore perché aziende come Microsoft offrono già questo servizio da anni, ma è rivoluzionario perché è automatico e facilissimo da usare, insomma, è il classico servizio della mela.

Con questo servizio straordinario non è più necessario salvare le canzoni su un computer per poi passarle a un lettore mp3, tutti i file sono condivisi per tutti i prodotti Apple. Questo cosa vuol dire? Addio a CD, DVD, Hard Disk da miliardi di byte e penne usb… ormai l’importante è avere un accesso alla rete.

Google che reputo ancor più innovativa di Apple nel settore dei servizi è avanti anni luce. Il servizio migliore che offre è quello del calendario condiviso che permette a più utenti di avere un’agenda condivisa su cui segnare i propri appuntamenti e guardare quelli dei colleghi. Quante aziende italiane usano Calendar di Google? In quante la conoscono? Provate a pensare a un’azienda che vende prodotti per la casa, credete che usino Calendar oppure usino ancora le tradizionali agende di carta che una volta ti dimentichi sulla macchina e l’altra volta te la scordi in ufficio?

Google Docs è ancora meglio perché permette di fare documenti scritti, fogli di calcolo, presentazioni e condividere documenti in PDF. Questo servizio ha svegliato mamma Microsft che per continuare a essere la leader indiscussa di questo settore ha dovuto offrire un servizio simile ai propri utenti. Docs è molto usata perché permette di lavorare in remoto senza salvare niente sul proprio computer e permette di condividere quel documento con tutte le persone che vogliamo.

L’azienda di Mountain View (Google Inc.) ha lanciato circa un anno fa il primo personal computer che non ha un sistema operativo e che funziona solamente se collegato alla rete. Tutti i servizi sono sulla rete e l’oggetto fisico è composto solo da Ram, Cpu, Processore e un piccolissimo Hard Disk. BigG si è lanciata in un progetto davvero innovativo e forse futuristico, ma il futuro è quello lì e non è un caso se Apple ha lanciato i tablet quando gli altri puntavano solo sulla potenza di calcolo dei computer.

Oggi non è più necessario avere un super computer, è abbastanza avere uno smartphone connesso alla rete per fare il 90% delle funzioni che fanno i personal computer. Google e Apple l’hanno capito almeno 5-6 anni prima degli altri e ne stanno traendo profitti.

Queste idee ti sembrano fuori tema se raffrontate alla politica? Ti sbagli, pensa a una pubblica amministrazione che usi questi strumenti, pensa a imprese che usino questi strumenti e prova a calcolare i vantaggi e i risparmi. Peccato che qui in Italia manchi la cultura dell’informatica, siamo tra i principali utilizzatori di tecnologia senza capacità di inventiva.

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Digital divide, la nuova sfida

Questo termine inglese che significa “divario digitale” è ormai entrato nel linguaggio comune dell’intera popolazione ed è senz’ombra di dubbio una delle sfide che l’Italia deve vincere per rincorrere la crescita economica.

L’ambito di ricerca di questa grave problematica coinvolge svariate materie che passano dalla sociologia alla psicologia, dalla tecnologia all’economia e quindi non è un problema facile da arginare perché servirebbe un impegno comune da parte di governo, imprese, pubblica amministrazione e ovviamente cittadini.

Il digital divide si può raggruppare sotto tre gruppi: culturale, economico e infrastrutturale.

Il divario culturale è senz’ombra di dubbio l’elemento fondamentale che separa le persone dalla rete perché entrano in gioco peculiarità e comportamenti psicologici difficilmente spiegabili. Gli italiani ad esempio sono avversi alle nuove tecnologie e preferiscono un mezzo di comunicazione come la televisione perché è più facile da usare, perché ti prepara un informazione costruita e perché la sua comprensione è universale. Internet invece è letteralmente l’opposto, per usarlo occorre una preparazione tecnica all’utilizzo del computer, ti costringe a costruirti l’informazione per via della sua vastità e non è universalmente comprensibile perché bisogna prima di tutto saper leggere e scrivere per navigare sul web.Il divario culturale non è considerato, ma se si vuole ampliare l’utilizzo della rete è necessario investire sulle risorse umane partendo dall’aiuto generazionale tra giovani che devono insegnare l’utilizzo agli anziani.

Il divario economico teorizzato da molti sociologi della comunicazione ormai è passato perché i costi per l’accesso al web sono profondamente scesi e ormai sono accessibili ovunque. A partire dagli anni 2000 si è poi sviluppata una rete di accesso pubblico grazie all’impegno delle pubbliche amministrazioni che garantiscono un accesso gratuito ai residenti. La critica sociologica venne mossa a partire dagli anni 90 quando un computer costava parecchio, probabilmente con la diffusione tecnologica attuale questa critica non verrebbe mossa perché ad esempio con 100 € è possibile acquistare uno smartphone che permette l’accesso al web tramite connessione 3G o Wi Fi. Il divario economico si è notevolmente ridotto anche se persiste e negli ultimi anni per colpa della crisi economica si è ampliato.

Il divario infrastrutturale è ampio, enorme e forse troppo vasto perché racchiude l’infrastruttura di rete, la burocrazia e le tecnologie. La politica qua dovrebbe investire ingenti risorse per cercare di portare la banda larga in quei posti non ancora coperti dal segnale, oppure costruire reti “WiMax” che consentano agli abitanti di accedere alla banda larga con le onde radio come ad esempio avviene in Trentino Alto Adige. La burocrazia è il vero freno per la diffusione della rete perché se è vero che questo governo ha cambiato la famosa Legge Pisanu che impediva l’accesso alle reti wifi senza identificazione, non ha ancora predisposto i decreti attuativi che facciano chiarezza in materia e tuttora un bar non può offrire una connessione gratis tramite Wi Fi se non ha il permesso della Questura e di altri organi di sicurezza. In questo campo l’Italia ha tantissimi gap da colmare se la paragoniamo a paesi evoluti come gli USA dove il Wi Fi è anche nei bagni. Un po’ di gap è stato ridotto grazie agli sforzi di imprese che grazie alla tecnologia CDMA consente a molte persone di connettersi al web grazie alla rete telefonica mobile: Vodafone ad esempio ha un proprio programma per ridurre questo deficit e in alcuni luoghi la rete c’è solo grazie all’intervento dell’operatore britannico.

Le nuove tecnologie colmeranno il gap ed è facile pensarlo grazie all’adozione dello standard 4G appena messo all’asta che consentirà connessioni in mobilità fino a 100 Mbit/s o grazie a nuovi dispositivi user frindly che faciliteranno l’esperienza di navigazione (navigare su Ipad ad esempio è elementare). Il passo più importante però deve farlo la politica con stanziamenti di denaro, con semplificazione normativa e con programmi di educazione presso comuni in cui si insegni l’utilizzo del computer.

La sfida è davvero molto interessante e fondamentale per abbracciare la crescita che questo settore sta portando all’intera economia mondiale, peccato che l’attuale governo in carica abbia preferito stanziare 800 milioni di Euro alle televisioni piuttosto che alla rete telefonica.

Ebook, un settore in forte crescita

Quando a lezione di Nuovi Media e Editoria Multimediale il mio Prof. De Francesco (sito web) parlava degli ebook, io lo guardavo e credevo che fosse un po’ pazzo a pensare che degli apparecchi elettronici potessero sostituire giornali, libri e riviste. Lui, appassionato di nuove tecnologie si era già comprato Kindle (lettore ebook della casa americana Amazon leader nelle vendite di libri negli USA) e un giorno ci ha mostrato il suo funzionamento…

A distanza di qualche mese il mercato è stato invaso di terminali capaci di leggere giornali, libri e mensili, così mi sono dovuto ricredere sulla previsione di De Francesco e ho dovuto per forza di cose dargli ragione. Il settore è in fortissima crescita e crea tantissimi posti di lavoro poiché quasi tutte le case editrici stanno “stampando” in formato elettronico: Vanity Fair è, dal mio punto di vista, la miglior rivista digitale perché è molto curata a livello di immagini, impaginazione e contenuti.

Ma cos’è un ebook? Una spegiazione più che soddisfaciente la trovate su Wikipedia, ma è semplice capire cos’è perché  se analizziamo la parola in inglese si fa presto a capire che è un libro in formato elettronico. Vi chiederete perché molti utenti stanno passando a questa tecnologia e molti di voi diranno che è solo per moda come feci io all’inizio, poi ho ne ho provato uno e… si apre un mondo. Ha diversi vantaggi come ad esempio il fatto di poter ingrandire a piacere la scrittura, ha il vantaggio che con 3 clic ti puoi comprare un libro dalla libreria virtuale a un costo nettamente inferiore a quello dei libri cartacei. Ma di vantaggi ce ne sono davvero parecchi e non mi va di elencarli tutti perché questo post è un punto di riflessione su una possibile occupazione futura.

Il mercato ad oggi offre due tecnologie, la “elink” che per leggere libri è senz’ombra di dubbio la migliore perché non affatica mai gli occhi e poi offre la tecnologia a retroilluminazione (esempio Ipad di Apple) che è più adatta a un ebook ibrido fatto per leggere riviste e navigare sulla rete. Quest’ultima tecnologia penso che sia inutile per leggere un libro, anzi è proprio la peggiore perché dopo 10 minuti ti bruciano gli occhi poiché lo schermo è davvero molto luminoso.

I prezzi sul mercato? Se si prende un semplice lettore come Kindle non si spende molto, circa 200 €, se invece si sceglie un prodotto a 360° come Ipad bisogna sborsare più di 700 €, ma si è certi che le prestazioni e il divertimento non mancano. Approposito dell’Ipad che in Italia non è ancora molto diffuso, è uno dei pochi prodotti Apple che apprezzo per la tecnologia e l’innovazione che ha portato sul mercato, ma mi permetto di muovere due critiche che penso siano comuni a molti italiani: la prima è quella legata al prezzo che è davvero troppo elevato, la seconda è quella legata alla mancanza di un modulo per effetturare chiamate.

Se come me sei appassionato di nuove tecnologie, nuovi siti internet e nuove forme di comunicazione segui “IoReporter” sul canale 500 di Sky, c’è un ottimo conduttore che invita sempre persone interessanti da ascoltare e mostra ai telespettatori tutte le nuove tecnologie che usciranno sul mercato.