Interessante articolo sull’università italiana

Domenica mi sono fatto prendere “L’espresso”, un settimanale collegato al gruppo editoriale romano proprieterio anche di “La Repubblica” perché la copertina mi aveva colpito. Il settimanale, in edicola fino a domenica 23 maggio parla dell’università italiana analizzando tutte le facoltà e molte delle sedi universitarie grazie al parare di docenti universitari ed esperti del settore.

La copertina che troverete in edicola

Io l’ho comprato e quelle pagine mi sono piaciute perché l’editore si concentra nel dire che la formazione alla lunga paga di più rispetto a un singolo diploma, una laurea triennale vale poco e bisogna per forza di cose specializzarsi con una laurea di secondo livello o con un master. A distanza di 5 anni dal conseguimento della laurea, sempre secondo il settimanale capitolino, la stragrande maggioranza dei laureati trova un lavoro nel proprio settore, mentre risulta difficilissimo trovare un lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea.

I dati mi confortano, sarà pur vero che sono statistiche, ma guardando anche ai miei compagni di corso e ai miei amici che studiano altre discipline mi accorgo che è proprio così, è difficile trovare lavoro nell’immediato dopo laurea. L’unico settore che ti garantisce l’assunzione è quello sanitario per motivi che non sto a spiegare perché sono banali, gli altri settori (compreso ingnenieria) faticano.

Siccome sono laureato in Scienze della Comunicazione e coloro che stanno leggendo questo articolo sono per la maggior parte nel mio settore, mi sono subito soffermato a guardare le statistiche e devo dire che ci collochiamo appena più su della metà classifica nel immediato dopo laurea triennale mentre scendiamo qualche posizione dopo una laurea specialistica (è strano ma è così e non me lo so spiegare). Sono felice, pensavo che andasse peggio, ma daltronde il nostro settore è talmente ampio che offre diverse opportunità di lavoro.

Comprate “L’Espresso”, penso che questo articolo possa interessarvi da vicino, è fatto bene e poi troverete un articolo sull’Università di Modena e Reggio Emilia quindi…

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Noi, generazione 1000 Euro…

Scrivo questo post dopo aver letto moltissimi articoli su quotidiani e aver ascoltato discorsi politici che tentano di sminuire un grosso problema che colpisce moltissimi giovani italiani e li costringe al precariato per poco più di 1.000 Euro al mese. L’Italia dati alla mano (consultabili su Eurostat, Sole 24 ore, Corriere della Sera e Milano Finanza) è l’unico paese europeo nel quale i diplomati nel medio termine guadagnano di più dei laureati… strano no?

1.000 € sono davvero pochi, sono lo stipendio di un operario, uno stipendio che ti costringe a vivere in casa con i genitori fino a un (improbabile) rinnovo di contratto a tempo indeterminato, uno stipendio che non ti permette di fare una famiglia o di comprarti una casa. Se poi a questa non felice situazione si aggiunge qualche politico come Brunetta o Padoa Schioppa (ex Ministro del Tesoro del governo Prodi 2006-2008) che screditano i giovani e li definiscono come incapaci o peggio ancora fannulloni, bamboccioni… la conclusione è presto fatta.

In questo paese non è riconosciuto niente e dopo 16-20 anni di studi ti costringono alla fame non riconoscendoti il tuo bagaglio culturale, le tue capacità, le tue competenze e le tue qualità umani. No, in questo paese i giovani sono visti come un peso, come un ammasso di incapaci e che sono solo capaci di pretendere.

Le cose prima o poi cambieranno e questa situazione non è di sicuro frutto della crisi economica, ma è frutto di un’economia capitalista che fa regnare i singoli stati nell’incertezza più totale. Colpa è anche della classe politica, nella fattispecie quella che ha governato dal 2001-2006 (Governo Berlusconi), che ha applicato la legge Biagi a suo piacimento non introducendo degli ammortizzatori sociali che il grande giurista italiano aveva previsto.

Manca la politica giovanile in Italia, manca un governo che punti sui giovani lasciandogli ampio spazio di manovra e li aiuti con incentivi ad aprire un’impresa, gli aiuti a trovarsi un alloggio, un lavoro e tante altre cose. Ma perché? Il perché non l’ho mai capito, ma penso sia da trovarsi nella più completa incapacità politica dei nostri dirigenti nazionali, ossia coloro che occupano quelle 945 poltrone a Roma. Ok, la colpa è anche dei giovani e dell’università perché i primi godono di un benestare familiare che li coccola facendoli sentire ancora undicenni, mentre la colpa dell’università è quella di essere un grande casino burocratico che sì istruisce in modo adeguato, ma non riesce ad inserire i giovani neolaurati nelle aziende italiane.

Io mi laureo giovedì, ma già mi sento inserito in questa grande famiglia che conta più di 1.000.000 di “iscritti”: la generazione 1.000 €.