Un nuovo mercato sconosciuto ai più

E’ quello che riguarda la compravendita dei domini internet che nasce negli Usa e si trasferisce esplodendo in tutti gli stati in cui internet è evoluto.

Un dominio è la parte fondamentale del sito, è l’indirizzo che permette agli utenti di ricordare questo o quel particolare sito, è cioè il nome dell’indirizzo web ad esempio “google.com”. Negli Stati Uniti questo mercato è in forte espansione soprattutto perché sono il paese con più domini a livello mondiale e in un era così digitalizzata chiunque ha un sito web ed è fondamentale che sia facile da ricordare.

Con la continua espansione del web ci furono soggetti privati che registrarono domini appartenenti a importanti gruppi industriali cosicché se questa azienda voleva registrare un sito con il proprio nome doveva comprare il dominio da questo privato. Per farvi capire, se io privato cittadino registro un dominio “xyz.com” che è il nome di un’azienda e questa azienda vuole aprire un sito con il proprio nome o scegli “xyz.eu” oppure “xyzcompany.com“, insomma dev’essere diverso dal nome originale. Per ovvi motivi il privato che “frega” il nome a una azienda registrerà tutti gli indirizzi (eu, com, us, it, fr, ecc…).

A proposito di questo mercato leggevo proprio ieri su Affari e Finanza (clicca per scoprire cos’è) che il dominio “sex.com” è stato venduto a 13 milioni di dollari e in Italia dove il mercato è solo all’inizio il dominio “giochi.net” è stato da poco venduto a 300.000 Euro. Insomma, con l’esplosione della rete e con la scarsità dei domini a disposizione si è creato un mercato che nei prossimi anni sarà davvero imponente.

Il dominio è talmente importante che le imprese comprano anche “gli errori” così ad esempio Google Inc. ha comprato sia “http://www.google.com” che “http://www.gogle.com” in modo tale che se un utente si sbaglia a digitare l’indirizzo venga portato sulla pagina principale dell’azienda che cercava. Legato all’importanza del dominio c’è poi anche l’indicizzazione nei motori di ricerca perché è semplice capire che un utente che cerca un sito web scrive parole chiave.

Concludo dicendo che in questo settore c’è tanta carne al fuoco.

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Italia, paese della non-cultura

L’Italia è il primo paese del mondo per patrimonio artistico dato che detiene il 70% dei beni protetti dall’UNESCO, l’Italia è nei primi dieci paesi per patrimonio ambientale e paesaggistico, l’Italia è il paese di Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Enrico Fermi, Carlo Rubbia, Rita Levi-Montalcini, Maria Montessori, Dante Alighieri, Umberto Eco, Raffaello e poi mi fermo perché sennò riempirei la pagina, eppure ci siamo persi di vista. Fortuna che ci sono persone straordinarie come Roberto Benigni che riportano in vita opere come la Divina Commedia.

L’Italia è una penisola in cui i romani trovarono casa e fondarono la società occidentale più di 2000 anni fa, eppure ad oggi la cultura in questo paese è quasi considerata come un peso e non si premia le persone più acculturate tant’è che il nostro ministro dell’Economia ha dichiarato: “di cultura non si campa” dicendo che la cultura non è importante.

La recente legge finanziaria ha tagliato pesantemente l’istruzione, la ricerca e il mondo della cultura in generale, infatti dal 1 luglio pagheremo un Euro in più per andare al cinema e numerosi lavoratori legati al mondo teatrale perderanno il posto di lavoro. Detto questo quello che mi fa più arrabbiare è il fatto che persone con un elevata cultura personale non abbiamo una ricompensa economica adeguata e per sostenere il mio pensiero vi posso parlare ad esempio dei professori universitari che in Italia vengono pagati molto meno rispetto ai colleghi tedeschi e francesi.

Fino a poco tempo fa pensavo anche io che la cultura è qualcosa di inutile, poi ricominciando l’università ho capito che la cultura è il motore di sviluppo della società, la cultura è l’unico modo per capire il passato, agire sul presente per avere un futuro più sicuro, la cultura è l’unico strumento che ti permette di analizzare una situazione sotto diversi punti di vista e per finire la cultura è tutto.

Ho deciso di scrivere questo piccolo articolo perché ieri cercando un libro sulla globalizzazione sono andato a ricevimento da un mio professore e tra una chiacchiera e l’altra mi ha detto di avere una biblioteca con 5.400 libri tutti letti. Lì per lì sono rimasto sbalordito e nemmeno ci credevo, poi ripensando alla qualità didattica che offre allora ho cambiato idea. Di fronte a queste enciclopedie viventi c’è solo da togliersi il cappello e sentirsi fortunati nel sentire i loro monologhi. Chissà quanti “professori” ci sono così in giro per l’ITALIA.

Di fronte a una qualità didattica davvero strepitosa come quella italiana (basta guardare quanti italiani sono in giro per il mondo nei migliori centri di ricerca) non c’è stato un governo che negli ultimi 30 anni abbia deciso di investire su cultura, istruzione e ricerca. Signori, a voi le conclusioni…